La «Sibilla» erotica che seduce tra sacro e profano

All’Eliseo di Roma Pietro Carriglio celebra la Aleramo e la sua focosa storia con il suo ultimo amante di quasi 40 anni più giovane. Ottima prova della sensuale Paganini

Sulla scena spoglia solcata da un riverbero viola simile alle aurore che solcano i cieli d'Arabia una donna alza un calice brindando ai suoi bellissimi cinquantasei anni. Sullo sfondo, dietro i parchi arredi modern style che costellano il salone, alcune dune sabbiose alludono al deserto in cui si consuma, sotto la cupa fiamma dell'eros, la sua parabola di seduzione. Corre l'anno 1932 e Sibilla Aleramo, perché è di lei che si tratta, attende l'arrivo del ventenne Franco Matacotta, il suo ultimo amante, che le ricorda nei contrasti del suo focoso carattere in bilico tra innocenza e sopraffazione, il grande poeta Dino Campana cui fu legata in una stagione all'inferno. Ma Sibilla - cui la sua sapiente evocatrice di oggi, una Liliana Paganini che rinunciando ai facili effettismi si concentra sulla vita interiore di questa antesignana del delirio dei sensi - spezza col suo passo sospeso la scena del ricordo, si china a raccogliere nel palmo il lento fluire della sabbia e, come uno sciamano, ne assimila la caduta alla lenta dissoluzione della vita.
In ogni spettacolo di Pietro Carriglio, che firma anche questo Atto di Contrizione nei confronti di un'artista ingiustamente trascurata, si coglie il rimpianto di una perduta età dell'uomo sottesa alla tristissima cancellazione dell'Eden cui eravamo in origine destinati. Solo i suoi spettacoli, che compone con finissima grazia quasi fossero gli orditi di un unico immenso arazzo, comunicano un'emozione che ci soggioga e ci incanta. In un arco vastissimo che, da Campanile a Ionesco giunge fino a Beckett passando per Eliot, Carriglio snoda la sua sinfonia di immagini, caste e profane insieme, tessere spaiate di una sontuosa allegoria tesa a ricondurre l'uomo alle soglie del contatto col divino. In un arco di spettacoli esemplari che promuovono Carriglio (e lo Stabile di Palermo) e la sua poetica a nuovo manifesto del nostro teatro d'arte che coniuga alla richiesta della pace interiore la ricerca faustiana di Campana, questa Sibilla d'amore, assurge a simbolo dei tempi nuovi.

SIBILLA D'AMORE - di Guerrieri Regia di Pietro Carriglio, con Liliana Paganini. Teatro Stabile di Palermo. Roma, Piccolo Eliseo, fino al 4 marzo.