Siccità, Formigoni vuole subito poteri speciali

Poteri speciali contro la siccità. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, gioca d'anticipo e cerca di prevenire in contropiede il problema dell'emergenza idrica. La mossa vincente è un appello al governo perché conceda fin da ora alle Regioni i poteri speciali promessi per giugno e luglio. «Alla prossima conferenza Stato-Regioni - spiega Formigoni - chiederemo di anticipare a maggio i provvedimenti perché la situazione per l'agricoltura quest'anno si profila più pesante e più difficile rispetto all'anno scorso». Ottenere i poteri speciali e l'autonomia in materia di emergenza idrica vorrebbe dire poter far fronte al problema della mancanza d'acqua con decisioni prese e messe in pratica immediatamente, senza i vari passaggi burocratici. Vorrebbe dire prevenire blackout, semplificare le gare d'appalto, mettere in campo interventi straordinari con tempi rapidi, decidere di non erogare la portata piena dell'acqua per le irrigazioni in caso di necessità. Insomma, non lasciare a secco le colture.
La situazione per le colture si preannuncia grave. «È tuttavia prematuro parlare di emergenza - placa subito i toni Davide Boni, assessore lombardo al Territorio e presidente dell'Aipo, agenzia interregionale per il fiume Po -. Stiamo monitorando i livelli dell'acqua con molta attenzione. Per ora la situazione non è drastica».
Gli agricoltori però non stanno sereni. Al momento il lago di Garda è 38 cm al di sotto rispetto ai livelli dell'anno scorso. E, calcolando che un centimetro equivale a 3,7 metri cubi di acqua, vuol dire che nei campi arrivano circa 140 milioni di metri cubi di acqua in meno. «Rispetto al 2006 - spiegano i tecnici dell'Aipo - c'è una carenza di acqua di una decina di centimetri in vari punti del Po e nel lago di Garda. Stiamo quindi lavorando per recuperare l'acqua negli invasi alpini dell'Enel e stiamo cercando di diminuire la portata delle irrigazioni».
Da qui un invito accorato ai coltivatori: «Risparmiate acqua». Per quanto possibile. Già ora infatti nel mantovano si preleva solo il 65 per cento di acqua rispetto alle concessioni massime previste per l'irrigazione. E più di questo non si può certo fare. Con il caldo arrivato in anticipo, gli agricoltori hanno già dovuto provvedere ad aprile all'irrigazione dei campi di mais, che di solito avviene a giugno. «Se si continua così - spiega Massimo Lorenzi, agricoltore presidente dell'associazione del Mincio - sono a rischio le risaie. L'acqua servirebbe per sommergerle d'acqua, ma, avanti di questo passo, non si riuscirà più a irrigarle già a luglio e il riso non arriverà a settembre».
La speranza è che a maggio si risolva tutto, con un po' di pioggia. «L'anno scorso - spiegano i collaboratori di Boni - maggio ha portato piogge e un abbassamento delle temperature. Quindi per ora non perdiamo la fiducia». Al prossimo tavolo di confronto tra la Protezione civile e gli enti gestori dei laghi, programmato a metà maggio, si ragionerà su dati più certi e si valuterà se aspettarsi davvero un'estate di siccità e crepe nel terreno o meno. Intanto gli agricoltori sollevano un altro problema: «L'emergenza ci sarà sempre finchè non ci arrivano i finanziamenti che aspettiamo dalla siccità del 2003 - insorge Lorenzi - Aspettiamo ancora i 16 milioni di euro promessi. Ci servono per interventi strutturali importanti. Non abbiamo le infrastrutture giuste. Per risolvere il problema della siccità dobbiamo cominciare a prelevare acqua dal fiume Adige».