Sicilia, amministratori in rivolta per i treni lumaca: "Italia a due velocità"

I presidenti delle Province di Palermo e Catania hanno percorso in treno i 210 chilometri che separano le loro città. Risultato: cinque ore di viaggio. La Regione: «Il divario va colmato»

C'è chi, come Milano, ha la «Freccia rossa», il treno superveloce che in sole tre ore e mezzo percorre come un lampo i 580 chilometri che separano il capoluogo lombardo da Roma. E chi, come Palermo, ha la «Freccia rotta», il treno lumaca che impiega “cinque ore cinque” per percorrere non mille chilometri, ma appena 210, quelli che dividono il capoluogo siciliano da Catania. E non è neppure la situazione peggiore. Già, perché ci vogliono ben 12 ore - tante quante ne servono per raggiungere Roma dalla Sicilia - per collegare Modica, in provincia di Ragusa, a Trapani. Sono l'emblema di un'Italia che viaggia a due velocità i tempi di percorrenza dei treni al Nord Italia e in Sicilia. Il sintomo più evidente di un divario enorme, contro il quale lunedì scorso hanno inscenato una forte protesta i presidenti delle Province di Catania, Giuseppe Castiglione, e di Palermo, entrambi del Pdl, che, in treno insieme a una quarantina di sindaci dei rispettivi comprensori, hanno percorso la manciata di chilometri che divide le loro città per dire che no, davvero, così non può andare. Un viaggio scomodo, quello toccato al presidente Castiglione. Scomodo come quello dei - pochi - che si avventurano lungo questo più che disagiato percorso in treno: partenza da Catania alle 10 e 40, arrivo a Palermo - con tanto di cambio di vettura per due volte nella zona di Caltanissetta - alle 15 e 30. «La nostra è stata un'iniziativa di sensibilizzazione, non di mera protesta –ha spiegato il presidente Castiglione – vogliamo aprire una nuova stagione per migliorare i servizi pubblici. Vogliamo concretamente e in modo costruttivo ridurre il divario tra le varie aree di questo Paese sul versante delle infrastrutture». E il collega palermitano: «Già nel settembre scorso, alla presenza di Moretti, avevamo denunciato una situazione che, è sotto gli occhi di tutti, è di un livello qualitativo bassissimo. Il problema è complessivo e riguarda l'intero sistema infrastrutturale siciliano che è deficitario e per il quale c'è un imbarazzante divario con il Nord Italia». All'appello di sindaci e presidenti di Provincia si associa anche il vicepresidente della Regione Sicilia e assessore ai Trasporti, Titti Bufardeci, che sottolinea che si tratta di «una situazione inaccettabile, alla quale Stato e Regione devono porre rimedi». Il vero problema sono però gli investimenti. Per dimezzare i tempi di percorrenza della tratta Palermo Catania occorrerebbero 20 milioni, 4 miliardi globalmente per ristrutturare l'intera linea ferrata siciliana e le stazioni. Il treno, visti i tempi, è un mezzo praticamente inutilizzato, se non nella tratta Palermo Messina. Gli utenti preferiscono, giustamente, il pullman che, traffico permettendo, dimezza i tempi di percorrenza.