In Sicilia anche la Margherita è sicura di perdere

Marianna Bartoccelli

nostro inviato a Palermo

Gli amici di Dore Misuraca arrivano a centinaia per chiudere la campagna elettorale del loro candidato, e a metà pomeriggio i mille posti del cinema del centro di Palermo è già stracolmo. Gli schermi messi nella piazza a fianco del solenne Teatro Massimo accontentano gli ultimi arrivati. Sono almeno il doppio di quanti erano il giorno prima da Casini, che insieme a Cuffaro e Lillo Mannino ha dato il meglio di se nella stessa piazza per dire che il centrodestra è l’Udc, e che il giorno dopo le elezioni si capirà di chi è la vera leadership della Cdl. Forza Italia chiude la campagna elettorale con una serie di iniziative di vari deputati sparsi nella provincia e poi, a fine serata, la grande festa in piazza Unità d’Italia. Piazza simbolica per gli azzurri palermitani, dove fu chiusa anche la campagna elettorale del 61 a zero. Ma la manifestazione di Misuraca, capogruppo di Fi alla Regione anche se il suo nome è a metà lista ed è tra quelli che non andranno a Roma, è il segno che le cose vanno bene. Malgrado le voci che arrivano dal Nord, malgrado una legge elettorale che nel caso migliore manda in Parlamento la metà degli uscenti, malgrado gli avversari abbiano macinato chilometri nelle piazze siciliane guidati dai due campioni d’antimafia, Luciano Violante e Rita Borsellino. Il primo, candidato alla Camera nella Sicilia occidentale e la seconda, candidata al governo regionale, sono stati spesso in coppia in questa campagna. E malgrado una Rosa nel pugno che non pesca soltanto tra i socialisti (anche tra quelli che non votavano più a sinistra), e che è felice di potere mandare in Senato Claudio Signorile. E tra molti giovani e intellettuali che hanno detto addio a Berlusconi ma non amano molto Prodi e che accolgono con entusiasmo Daniele Capezzone, che sarà un deputato siciliano.
Gianfranco Miccichè, ministro uscente, ha coniato uno slogan che sembra mettere d’accordo i trombati dalla nuova legge: «Non siamo più quelli del 61 a 0, ma lunedì saremo quelli del 61%». Non c’è alcun dubbio che la Cdl qui vincerà e tutti sono certi che verrà superato il 55% se non addirittura il 57%. E gli azzurri sono certi che non verranno superati dall’Udc di Cuffaro, malgrado sia l’attuale governatore e, forse il prossimo. E questa sarà una risposta a Casini e Mannino che ieri dal palco ripetevano: «Saremo noi a guidare il centrodestra». La vittoria certa è sostenuta dai sondaggi che si consultano nelle camere di Palazzo dei Normanni, ed è riconosciuta dagli avversari dalla politica di lungo corso, Margherita in testa. Vittoria certa, almeno qui in Sicilia, sostengono tutti. Dove la partita che si gioca è doppia e da martedì inizia la nuova campagna elettorale per le regionali. Anche se a casa azzurra la parola d'ordine è «concentrarsi per le nazionali». «Intanto pensiamo a lunedì, poi affronteremo il resto» - afferma Carlo Vizzini, seduto in prima fila alla manifestazione degli «amici di Dore», certamente ancora senatore nella prossima legislatura. Anche lui certo della vittoria: «Si sente nella pelle. Basta guardare i volti tristi della sinistra siciliana. Che al massimo riescono a dire: supereremo il 40% del 2001. Un po’ poco per vincere, no?» E sui dati nazionali : «È uno scontro tra noi e l’affluenza. Se va a votare l’82% il successo è nostro», sottolinea Vizzini, che ha deciso di chiudere la sua campagna elettorale con una sfida : «Alle 23 vado a Partinico, alla faccia di Violante. Il mio sarà un comizio contro la mafia nel paese a più alta densità mafiosa». Un comizio che chiude la campagna elettorale nazionale e che sembra aprire quella regionale, che certamente avrà come tema fondamentale quello della mafia, visto che a scontrarsi con Cuffaro sarà Rita Borsellino. Anche se c’è già chi comincia a mettere in dubbio la ricandidatura dell’attuale governatore, se verrà eletto, come sarà, senatore dell’Udc. «Non sarà facile per Forza Italia rinunziare alla guida di una delle poche regioni di centrodestra» - dicono i big della Margherita riuniti nel Teatro storico della sinistra democristiana, Don Orione. Non sono in molti, poche centinaia, ma da Mattarella a D’Antoni parlano tutti. E nelle chiacchiere fuori dal palco esprimono simpatia agli attacchi di Lillo Mannino nei confronti del premier: «Certo dopo avremo di che discutere e quelli dell’Udc sono nostri interlocutori», afferma Matteo Graziano, che fu presidente regionale del Ppi nel ’95 e ora è al 5° posto nelle liste al Senato della Margherita. Posto di testimonianza.
Ma non tutti sembrano condividere la tesi che la vittoria certa alle nazionali del centrodestra siciliano significhi vittoria ripetuta alle regionali. Sergio D’Antona, che da segretario generale della Cisl fondò il suo partito di centro Democrazia europea, e poi con vari girotondi è approdato alla Margherita, in pausa da campagna elettorale in un bar della città, scommette con alcuni giornalisti del Nord: «Se l’Unione vincerà, significa un traino alle regionali del 3%, a cui si aggiunge il traino della Borsellino che viene vissuta come l’antipolitica e quindi attrae almeno un 5%. I conti sono fatti, se la sinistra oggi prende in Sicilia il 43%, allora Cuffaro avrà di che preoccuparsi». «Intanto pensiamo a lunedì», ammoniscono quasi a ritornello i leader degli azzurri, quando si comincia a parlare delle regionali.