In Sicilia gli assessori costano il quadruplo che in Lombardia

Ma alla mangiatoia pubblica si sfamano tutti, dai consiglieri ai precari.
E la sanità foraggia 60mila persone per un servizio tra i più scadenti
della Ue

Sprecare, sprecare, sprecare. Denaro pubblico. Sempre e comunque. In Sicilia. I giornali da anni denunciano abusi e irregolarità, trasmissioni come Report svelano i privilegi di chi dovrebbe servire lo Stato e invece finisce per servirsi dello Stato, le giunte si susseguono, eppure nulla cambia.
Prendiamo il governo della Regione. La Lombardia ha sedici assessori, la Sicilia solo dodici. Una buona notizia, finalmente. In apparenza. Andando a esaminare i conti, come ha fatto Matteo Di Benedetto, presidente nazionale della Confederazione diritti e tutela delle aziende, si scopre, però, che quei dodici assessori costano un milione e ottocentomila euro all’anno, mentre i sedici lombardi «solo» 448mila euro. La differenza è di oltre un milione e trecentomila euro. Un abisso, che genera altri sciali. Quei dodici assessori sono, a modo loro, generosi. Spendono in consulenze un milione e centomila euro l’anno e per l’autoparco poco meno di due milioni, mentre investono in viaggi 840.000 euro di denaro pubblico.
Anche i deputati del Consiglio regionale se la cavano piuttosto bene. La vita è cara per tutti. Si sa. Come biasimarli sapendo che nel triennio 2005-2007 hanno aumentato del 114% l’indennità di carica? E come non capirli a fronte di un compenso di 19.685 euro lordi al mese, tanto quanto un senatore della Repubblica italiana? Cifra a cui vanno aggiunti benefit come l'autista, i cellulari di servizio, i portaborse, le missioni istituzionali all’estero. I novanta deputati siciliani (uno ogni 54mila persone) costano 50 milioni di euro l’anno, in Lombardia (dove ce n’è uno ogni 118mila) esattamente la metà, 27 milioni di euro.
Quanto ai funzionari della Regione sono 14.618. Tutti bravissimi, a quanto pare. Perché nell’autunno del 2008, in piena crisi, hanno ricevuto un superscatto pari a 123 euro a testa. Di merito, naturalmente.
Anche le città, quando possono, danno una mano. Palermo, ad esempio, ha appena regolarizzato 3mila precari, portando il totale dei dipendenti a 9.594. È il Comune con più personale d’Italia, un funzionario ogni 69 abitanti.
E gli enti pubblici? Si adeguano ai tempi. E alle consuetudini. Il Consorzio per le autostrade siciliane impiega 548 addetti per 22 caselli, con una media di 24,9 funzionari per casello. Sulla rete Autostrade per l’Italia la media è di 8,8. Tanto per chiarire. Quel Consorzio costa molto, ma appare fatalista sul fronte degli incassi. Nel 2000 arrivarono a scadenza le concessioni con le compagnie petrolifere per le 13 aree di servizio, tuttavia da allora nessuno ha pensato di rinnovarle. Le aree funzionano, ma i proventi spettanti alla Regione, pari a ben 67 milioni di euro, non sono mai affluiti nelle casse pubbliche.
Bazzecole in confronto ai numeri della sanità siciliana, che dà lavoro a 60mila persone e costa 8,5 miliardi di euro all’anno, assorbendo il 60% delle risorse pubbliche regionali. Eppure offre uno dei servizi più scadenti d’Europa. Quell’esercito di camici bianchi manda in rosso i conti della Regione; nell’indifferenza generale. Perché tanto il conto lo paga la Repubblica italiana. Come sempre.
MF