Sicilia-Calabria e ritorno: il maratoneta del mare che sfida Scilla e Cariddi

Ore e ore in piscina per prepararsi ad affrontare 10 chilometri tra correnti, meduse e forse gli squali

Le correnti dello Stretto sono tra le più pericolose al mondo. Gli antichi, che al solito la sapevano lunga, si erano inventati due mostri marini per sconsigliare ai naviganti di avventurarsi in queste acque turbolente. Creature leggendarie chiamate Scilla (colei che dilania) e Cariddi (colei che risucchia) che resero tormentato il ritorno all’amata Itaca persino a un temerario come Ulisse.
Clienti terribili per ammiragli e vogatori, figuriamoci per chi si affidi in mare solo alla forza delle proprie braccia. Walter D’Angelo, però, non guarda al passato. Gli incubi mitologici non gli rovinano il sonno. Milanese, 46 anni, ha deciso di farsi beffa di Scilla e Cariddi, nuotando il 5 settembre dalla Sicilia alla Calabria per poi tornare a Torre Faro, in provincia di Messina. Un totale di circa dieci chilometri. «La distanza non è proibitiva. Ho fatto anche traversate di 30 chilometri al Lago Maggiore. Le difficoltà, piuttosto, sono legate alle correnti fortissime che sono in grado di spostarti di 200 metri in un attimo, portandoti fuori percorso». Non solo gorghi e onde violente, ma anche il possibile incontro con branchi di meduse e pesci temibili. «Mi hanno detto che anche lo squalo bianco sceglie queste acque per riprodursi. Per questo mi sto vedendo le repliche dei film di Spielberg. Così mi farò trovare pronto!», scherza con incredibile serenità il maratoneta delle acque.
Walter nuota da quando ha otto anni. A 15 era già un piccolo campioncino nella rana, poi ha mollato l’agonismo. E per un po’ di tempo non è sceso più in acqua. Negli anni Novanta, però, si è scoperto un buon fondista. «È stato grazie a un mio amico che nel ’94 mi ha convinto a fare una nuotata dal lato piemontese del Lago Maggiore sino a quello lombardo. Mi è piaciuta tanto e ho deciso di provare nuove sfide».
Qualche altra impresa in acqua dolce, poi la grande sfida: la maratona bagnata da Dover a Calais, nella Manica. Quasi 50 chilometri tra Inghilterra e Francia. Un progetto poi naufragato per l’opposizione delle autorità britanniche. «Era il ’97. Ci rimasi molto male, mi ero allenato duramente con Confalonieri, quello che sarebbe divenuto il preparatore degli azzurri del triathlon a Sidney 2000».
Per alcuni anni Walter si è riposato. Aveva cambiato lavoro e non aveva molto tempo per allenarsi. Poi nel 2003 ha cominciato a gareggiare con il «Corsico Nuoto Master», gare di corta distanza. Ma oggi il richiamo dello Stretto è stato più forte. «È una sfida per cui mi sto allenando due ore al giorno per tre, quattro giorni a settimana usando i piombi sulle gambe». Basterà per sfuggire alle grinfie di Scilla e Cariddi?