Sicilia, mafia: indagato assessore

L'assessore siciliano ai Beni culturali, Antinoro (Udc), indagato perché intercettato in conversazioni con boss mafiosi: si ipotizza il voto di scambio. In manette 19 persone dei mandamenti di San Lorenzo e Resuttana: i boss progettavano omicidi anche dal 41bis

Palermo - Un avviso di garanzia per voto di scambio. E' stato notificato oggi dai carabinieri nell’ambito dell’operazione antimafia Eos all’assessore regionale della Sicilia ai Beni culturali, Antonello Antinoro, dell’Udc. L’iscrizione nel registro degli indagati dell’espone politico era nota da tempo: il nome di Antinoro figura in una conversazione intercettata fra due persone vicine ad un boss di San Lorenzo nel corso della quale uno dei due interlocutori avrebbe telefonato ad Antinoro parlando di qualcosa da pagare. Secondo gli investigatori si tratterebbe di voti.

Operazione Eos La gestione di affari illegali da parte di alcuni boss delle famiglie mafiose palermitane, i traffici di droga e le estorsioni, sono alcuni dei punti dell’indagine dei carabinieri di Palermo che hanno eseguito 19 fermi e due ordini di custodia cautelare. Per l’operazione Eos sono stati impiegati 200 carabinieri. Gli indagati, accusati di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni e al narcotraffico, sono vertici e affiliati ai mandamenti mafiosi palermitani di Resuttana e San Lorenzo. L’indagine dei carabinieri ha portato anche alla scoperta di un progetto di omicidio che i boss avevano deciso in carcere. E dalla cella in cui i capimafia erano detenuti anche al 41 bis, venivano organizzati traffici di droga, estorsioni e nuove alleanze sul territorio. Dalle intercettazioni è emersa la disponibilità di un arsenale che sarebbe stato nascosto da uno degli arrestati e che doveva servire ai sicari di Cosa nostra per mettere a segno omicidi.