In Sicilia «Non aiutò i boss» Il pm scagiona l’ex vicegovernatore

La procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta aperta nei confronti dell’ex vicepresidente della Regione siciliana Michele Cimino, di Forza del Sud, indagato con l’ipotesi di concorso in associazione mafiosa. La stessa richiesta è stata avanzata anche per il padre dell’esponente politico, Gioacchino Cimino e per il segretario, Giovanni Galizia. Cimino era coinvolto nell’inchiesta «Family» della Dda di Palermo. Nel settembre scorso furono arrestati il sindaco di Castrofilippo e altre quattro persone mentre Cimino, assieme al padre, aveva ricevuto un avviso di garanzia. Secondo diversi collaboratori di giustizia, l’ex esponente del Pdl, del Pdl-Sicilia e poi di Fds, avrebbe ricevuto i voti delle cosche di Porto Empedocle, città vicina ad Agrigento, di cui è originario, e avrebbe ottenuto una tangente per erogare alcuni finanziamenti. Nulla di tutto questo è però risultato provato. Gli avvocati difensori hanno dimostrato che l’ex assessore non ebbe alcun contatto con i mafiosi. In ogni caso i «pentiti» avevano escluso che vi fosse stato pagamento in denaro dei voti.