Sicilia, il Pdl sospende i ribelli Contro il blitz di Lombardo pronta la legge «anti-regime»

Ribelli del Pdl puniti con la sospensione dal partito. E contro il ribelle principale, il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo (Mpa), un ddl di riforma costituzionale anti-ribaltone presentato ieri al Senato, che cambia lo statuto autonomista siciliano e dispone che, nel caso in cui cambi la maggioranza in giunta, il governatore possa essere sfiduciato e sostituito da un altro presidente indicato dall’Assemblea, senza nuove elezioni.
Caso Sicilia, si alzano i toni dello scontro nel centrodestra. Uno scontro interno al Pdl, che vede da un lato i coordinatori regionali Giuseppe Castiglione e Domenico Nania - che a livello nazionale fanno capo alla corrente del ministro di Giustizia Angelino Alfano e del presidente del Senato Renato Schifani - e dall’altro i ribelli guidati dal sottosegretario Gianfranco Miccichè, che ha al suo fianco anche il senatore Marcello Dell’Utri. I coordinatori nazionali del Pdl Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, accogliendo la richiesta dei loro omologhi siciliani, hanno disposto la sospensione dei tre esponenti del Pdl - Titti Bufardeci, Michele Cimino e Luigi Gentile - che hanno accettato di entrare nel Lombardo-bis disobbedendo alle indicazioni del partito. I tre - Cimino è anche uno dei candidati di punta alle Europee nella circoscrizione insulare - insorgono e chiedono l’intervento diretto del presidente Berlusconi: «Continuiamo - dicono - a sentirci appartenenti al Pdl». Al loro fianco si schierano Miccichè, che bolla come «ridicola» la sospensione, e il senatore Dell’Utri, che ha parlato di iniziativa «assurda» e si dice «pronto a combattere». Anzi, Miccichè va oltre, attacca ancora il coordinatore regionale del Pdl Castiglione e si dice pronto «a smettere di fare politica» purché Berlusconi «invii nell’isola una persona al di sopra delle parti, della quale si fida veramente per capire qual è la verità». Sdegnata la replica di Castiglione: «Penso si stia sfiorando il ridicolo. A Miccichè io e i siciliani chiediamo conto della sua ininfluente presenza in un dicastero così importante per il Sud».
Insomma, di toni concilianti neanche l’ombra. Soprattutto per il ddl sulla «sfiducia costruttiva» presentato al Senato dal gruppo Pdl. Una norma che sembra fatta ad hoc per evitare pasticci come quello siciliano. Il ddl è firmato dal presidente, Maurizio Gasparri, dal vicepresidente vicario, Gaetano Quagliariello, e dal presidente della commissione Affari costituzionali, Carlo Vizzini. Prevede che in caso di violazione del patto programmatico con gli elettori o di trasformazione della maggioranza che sostiene il governo, quest’ultimo possa essere sfiduciato e sostituito con un nuovo presidente eletto dall’Assemblea, nell’ambito della maggioranza. «In questi anni - hanno spiegato i firmatari annunciando che sarà chiesta una corsia preferenziale - in Sicilia si è corso il rischio di passare in talune occasioni da una democrazia governante a un regime autoritario. Questo ddl ha lo scopo di garantire che l’elezione diretta del capo del governo contenga meccanismi di salvaguardia contro rischi di degenerazioni autoritarie». E Quagliariello: «L’elezione diretta del presidente non può mai trasformarsi nella legittimazione di uno strapotere arbitrario». «È palesemente incostituzionale - tuona Lombardo - noi andiamo avanti per la nostra strada, respingendo questa squallida intimidazione». Miccichè lancia l’affondo: «Qualche carica istituzionale ha l’atteggiamento del bambino che dice “se lui vince io non gioco più” e spera che il padre lo accontenti».
La guerra è aperta. Ieri il sindaco di Siracusa Roberto Visentin ha annunciato l’autosospensione dal Pdl per contestare la sospensione dei tre assessori. E la battaglia campale sarà quando all’Ars si discuterà il caso, il 4 giugno. Il Pdl presenterà una mozione di censura, a mali estremi si passerà alla sfiducia e dunque al voto anticipato. La soluzione auspicata dall’Udc, che già chiede via sms di votare «contro chi ha tradito la Sicilia».