Sicilia, il Polo non teme la cavalcata della Borsellino

Anche se la candidata del centrosinistra riuscisse a prendere più voti della sua coalizione, la Cdl resta nettamente favorita

Marianna Bartoccelli

nostro inviato a Palermo

Mentre nel resto d’Italia si continuerà a votare, domani mattina in Sicilia si conteranno già i voti. Per una «autonoma» legge elettorale infatti le urne si aprono stamattina e si chiudono stasera. I seggi poi verranno sigillati per tutta la notte e domani mattina, alle 8, mentre il resto d’Italia continuerà a recarsi alle urne, inizierà lo spoglio. Con una clausola ben precisa: agenzie di informazione e televisioni non dovranno diffondere un solo dato. Ma sarà difficile che la notizia della vittoria dell'uno o dell'altro candidato non faccia il giro d’Italia appena lo spoglio sarà già a buon punto. Paradossi di un sistema elettorale frammentato.
I dati istituzionali di queste votazioni per scegliere il governatore siciliano dei prossimi cinque anni si riferiscono al numero degli elettori: 4.560.907, con le donne in maggioranza (+150.000), che dovranno votare per 80 deputati regionali, due di questi saranno i candidati a presidente, gli altri 8 dovrebbero essere scelti dal vincitore nel suo paniere privato, il listino. Sino a raggiungere il numero di 90.
Oggi la maggioranza è saldamente in mano al centrodestra, con almeno 59 deputati (a inizio legislatura erano 62).
I candidati sono tre. Oltre a Totò Cuffaro, l'uscente della Cdl, e Rita Borsellino, la sfidante dell'Unione, c'è Nello Musumeci, il supervotato catanese di An, che ha rotto con il suo partito. Nel complesso sono 102 le liste in corsa, con 1000 candidati e 44 simboli, ma per ogni lista c’è lo sbarramento del 5 per cento a livello regionale.
Sin qui i numeri di una competizione elettorale iniziata già da molti mesi, con le primarie fatte dall'Unione per scegliere il candidato alle quali parteciparono con due candidati diversi la Margherita (che puntava su Ferdinando Latteri) e il resto dell'Unione, che puntava su Rita Borsellino, voluta soprattutto da Rifondazione, dai movimenti e da Leoluca Orlando. La vittoria della Borsellino determinò una frattura iniziale tra Margherita e Ds anche se poi, almeno nelle scadenze ufficiali e soprattutto dopo la nomina di Prodi a capo del governo, Rita for president è stato lo slogan di tutti.
Attorno alla Borsellino e al suo probabile successo personale grazie al voto disgiunto (si può infatti votare un candidato ma non la lista che lo sostiene) si giocano altre partite politiche: innanzitutto l'egemonia su tutta la coalizione e la leadership di una possibile opposizione (in caso di sconfitta), che sarebbe comunque una opposizione particolare perché avrebbe sempre un filo diretto con il governo Prodi. Che ha già cominciato a penalizzare la Sicilia, possibile bandiera del centrodestra, non nominando alcun ministro siciliano. «Non è questo che serve», ha ribadito Prodi nella manifestazione di chiusura con la Borsellino, accusando i ministri del centrodestra di non aver fatto nulla per l'isola. «Falso in modo evidente. Una giustificazione strumentale al fatto che Prodi ha voluto penalizzare una regione che rimarrà al centrodestra» ribatte Enrico La Loggia, uno dei quattro ministri siciliani del governo Berlusconi, lanciandosi nell'elencazione di opere pubbliche, iniziative strutturali, quali la rete di diffusione dell'acqua dalle dighe, la realizzazione di articoli dello statuto messi da parte da 50 anni e che hanno portato notevoli cifre nelle casse regionali e così via.
La mancata nomina di un ministro (solo due vice che ancora non hanno ben capito come sarà la loro delega) è stata vissuta dalla sinistra come una scarsa attenzione a una scadenza elettorale dove l'Unione gioca una partita difficilissima, quasi impossibile. Anche se sono tutti certi che Rita Borsellino avrà almeno 5 punti in più dei voti di lista. Una buona affermazione del candidato della sinistra significherà anche la ricandidatura di Leoluca Orlando a sindaco il prossimo anno, malgrado non tutto il centrosinistra lo voglia.