Sicurezza: annunci (purtroppo) smentiti dall’amara realtà

La sicurezza nei grandi centri urbani è argomento dannatamente serio, che non si presta alle alchimie e agli artifici verbali cui normalmente si ricorre nei dibattiti che riguardano la formazione di nuovi soggetti politici. Ma forse il sindaco Veltroni se ne è accorto solo in parte; perché negli ultimi giorni, a seguito degli allarmi lanciati dai suoi colleghi di Firenze e Bologna, si è affrettato a varare una «task force» di vigili urbani - quantunque disarmati - per effettuare estemporanei rastrellamenti di prostitute, lavavetri, parcheggiatori e ambulanti abusivi. Tutta gente che, subito dopo l’identificazione, è tornata alle proprie occupazioni di sempre. E, come sempre, illegali. «Ci vorrebbero leggi nazionali - ha detto ieri lo stesso Veltroni - per combattere questi fenomeni». Subito dopo ha snocciolato le cifre dei controlli e dei sequestri effettuati dalla polizia municipale, tralasciando, però di spiegare perché nei sei precedenti anni del suo mandato nessuno in Campidoglio si è preoccupato più di tanto del mancato rispetto delle regole che ha ridotto il centro storico della Città Eterna a un suk orientale.
Ma siccome ora il sindaco studia da leader del futuro Partito democratico, ha anche dovuto prendere le distanze dai suoi omologhi di sinistra che chiedono al ministro Amato poteri da «sceriffi». Tanto per non scontentare la sinistra massimalista che non vede certo di buon occhio questo improvviso furore legalitario, soprattutto nei confronti degli immigrati che rappresentano gran parte dell’emergenza-sicurezza. Nemmeno un’ora dopo ha dettato alle agenzie di stampa un comunicato per spiegare che non ce l’aveva con Domenici e Cofferati: un modo per affermare tutto e il contrario di tutto. Ricordate quando disse di essere a favore del referendum ma poi non lo firmò?
Questo ruolo da mediatore all’interno del centrosinistra non ha impedito a Veltroni di recitare la maldestra litania di «Roma città più sicura d’Italia», che va ripetendo da tempo. «Per contrastare il fenomeno dell’illegalità - ha spiegato - a Roma abbiamo combinato le politiche della sicurezza con quelle sociali». E giù il solito profluvio di dati sulla spesa sociale aumentata del 30 per cento, sui 1859 bambini «seguiti» per limitare la mendicità, sulle decine di prostitute che avrebbero «aderito» al Progetto Roxane, sui 28 insediamenti nomadi sgomberati. Ovviamente si tratta di dati ambigui e difficilmente riscontrabili: che vuol dire «seguire i bambini» che chiedono l’elemosina in strada? Che si è tolta la patria potestà ai genitori sfruttatori o no? Che significa, per le “lucciole” identificate «aderire al Progetto Roxane? Che viene dato loro un numero di telefono al quale rivolgersi in caso di maltrattamenti?
Comunque sia, la sicurezza è una questione seria che dipende - purtroppo - dai fatti e non dalle opinioni o dagli annunci. E proprio ieri la realtà ha disgraziatamente smentito i proclami di Veltroni. Mentre il sindaco si intratteneva con i giornalisti, c’è stata una sparatoria in pieno giorno davanti alla stazione della metropolitana Piramide, con i passanti terrorizzati che fuggivano da ogni parte. L’extracomunitario colpito in pieno petto è in fin di vita. Poche ore prima, un giovane era stato accoltellato davanti a un pub. E per capire quanto, a volte, il destino sia beffardo, mentre il sindaco proclamava Roma «città più sicura d’Italia», si registravano in poche ore - come ha fatto notare il Codici - ben 4 episodi criminosi: rapine a un’area di servizio sul Gra, a un negozio in via Giolitti, a una pizzeria dell’Esquilino e a una donna a Ostia. Senza contare le rapine al Credito cooperativo di S. Marinella e nella villa di Eva Henger...