Sicurezza Bocciato in Comune l’armamento dei vigili

Michela Giachetta

I vigili armati proprio non li vogliono. Il consiglio comunale ieri ha detto no alla mozione, presentata dall’opposizione con cui si chiedeva al sindaco di impegnarsi a predisporre tutti gli atti necessari a portare in aula il regolamento dell’armamento della polizia municipale, che prevede di dotare il corpo dei vigili di un’arma da fuoco individuale a canna corta e di un bastone gommato uguale a quello delle altre forze di polizia. Quel testo è stato approvato dalla commissione Sicurezza e dai sindacati della polizia municipale nella scorsa consiliatura, ma per la sua entrata in vigore serve l’ok del consiglio. E in aula Giulio Cesare quel regolamento non è mai arrivato. Ecco quindi la richiesta della Cdl, che ritiene necessario far avere ai vigili quelle armi, soprattutto per tutelare la sicurezza dei cittadini.
Ma ieri l’aula ha bocciato quella mozione, con 19 contrari e 17 favorevoli. Hanno detto sì anche due esponenti del centrosinistra, Gialuca Quadrana, capogruppo della Rosa del Pugno e Gianfranco Zambelli (Udeur). «Con questo voto - spiega Marco Pomarici, consigliere di Fi, primo firmatario della mozione - quasi tutta la maggioranza ha scelto di mandare allo sbaraglio sia le forze dell’ordine che i cittadini, non volendo adeguare il regolamento alle esigenze e standard di sicurezza di una metropoli come Roma». Pomarici ricorda i fatti del primo novembre, quando in via della Conciliazione sei vigili sono stati assaliti con manganelli e spray urticanti da trenta senegalesi e «non hanno potuto difendersi per la mancanza di qualsiasi strumento autodifensivo». Sottolinea, però, anche che quelle armi si rivelano ancor più necessarie alla luce della mancata attuazione dell’ordine del giorno votato dal consiglio comunale nel 2002, relativo alla promozione di un sistema integrato Stato-Comune di Roma volto a soddisfare le esigenze di sicurezza in città e a istituire il vigile di quartiere. «Anche per questo - spiega Sergio Marchi, consigliere comunale di An - ci sembra necessario che l’amministrazione dia una garanzia in più ai vigili urbani, tutti i giorni in prima linea, esposti in quanto tutori dell’ordine pubblico a rischi e pericoli vari».
Quello delle armi è un problema che da tempo la polizia municipale ha sollevato. Lo ha fatto anche ieri nella riunione delle commissioni Personale e Sicurezza, a cui hanno partecipato i rappresentanti per i vigili urbani dei sindacati confederali Cisl e Uil. «Non è tanto un problema di arma sì o arma no - dichiara Giancarlo Cosentino, della Cisl, al termine dell’incontro -. Quello che vogliamo è che l’amministrazione capitolina faccia una scelta coerente, cosa che fino ad ora non è accaduta». «Il Campidoglio - continua il sindacalista - ci espone tutti i giorni a fare servizi che richiedono armi, ma poi non ci fornisce la strumentazione necessaria». Vi è poi il problema dei 1.500 vigili armati (fino al 1976 era previsto dalla legge), che oggi non hanno un regolamento a cui fare riferimento. «L’amministrazione è priva di un piano organico che riguardi la polizia municipale - aggiunge Cosentino -. Chiediamo al sindaco che ci dica quali sono le nostre funzioni. Se dobbiamo fare pronti interventi o servizi notturni, per i quali la legge statale prevede obbligatoriamente le armi, allora che ce le dia. Altrimenti ci faccia fare altro». La polizia municipale aspetta «risposte adeguate dall’amministrazione». «Se non ci saranno - puntualizza il responsabile della Cisl - informeremo i cittadini di quello che sta accadendo. D’altra parte ne va della sicurezza della città». Solo come extrema ratio, se saranno costretti, i vigili non escludono di non fare servizi per i quali è prevista per legge la dotazione di un’arma. Come quello notturno, appunto.