Sicurezza, la Cdl si ricompatta

Concordata una
strategia unitaria: &quot;Modifiche al testo o non votiamo il decreto&quot;. Intanto l'Europa boccia il governo: <strong><a href="/a.pic1?ID=218497">niente espulsioni di massa</a></strong>

Roma - «Ah, finalmente...». Nella grande sala di Palazzo Grazioli che di lì a qualche minuto ospiterà il pranzo della (quasi) riappacificazione tra il centrodestra e l’Udc, Casini e Cesa sono gli ultimi ad arrivare. E appena l’ex presidente della Camera varca la soglia, lo sguardo dei presenti gli si posa addosso. «Ah, finalmente... facciamogli un applauso e brindiamo», allarga le braccia con un sorriso Berlusconi. Il battimani - seppure non troppo fragoroso - c’è, al punto che Casini si schermisce un po’. Così, per evitare imbarazzi, il Cavaliere rilancia: «Allora ti applaudiamo per il matrimonio...». Giù risate, il leader dell’Udc ringrazia, si siede e ci scherza su: «Vi sono mancato?». A tavola ci sono Letta, Fini e Ronchi per An, Maroni per la Lega, Nucara per il Pri, Rotondi per la DcA, Caldoro (in collegamento telefonico) per il Nuovo Psi e i capigruppo dell’opposizione in Senato.

Per la prima volta dopo un anno e mezzo, insomma, la Cdl torna a riunirsi a ranghi completi. «Merito di Berlusconi», spiegherà più tardi Nucara, che «ha avuto la pazienza di aspettare e rinunciare fino ad oggi ai vertici del centrodestra». Ma anche di Prodi, ragiona l’azzurro Napoli, che «sulla questione sicurezza non ha trovato di meglio che scaricare tutta la colpa sul precedente governo e ricompattarci». Al punto che Casini - raccontato dal Cavaliere all’indomani della manifestazione del 2 dicembre con la parabola del Figliol prodigo («stiamo ingrassando il vitello, faccia in fretta») - ha deciso di rimettere piede in quel di via del Plebiscito, cosa che non aveva fatto neanche a febbraio durante la crisi di governo.

Una riunione, quella di Palazzo Grazioli, dedicata esclusivamente alla questione sicurezza, un tema - spiega Casini - «davanti a cui bisogna far prevalere l’unità» (sul resto, ci tiene a dire, «le divergenze restano, a partire dalla legge elettorale»). Così, si decide di dare mandato ai capigruppo del Senato per preparare cinque o sei emendamenti comuni al decreto del governo. Tra cui, spiega Nucara, uno che nel rispetto delle norme Ue «preveda l’espulsione immediata di chi commette reati» e un altro «per dare più soldi alle forze dell’ordine». Altrimenti, dice Fini, «non ci saranno le condizioni per un nostro voto favorevole». E se per la prima volta l’Udc archivia lo schema delle due opposizioni, è la maggioranza a spaccarsi. Con il Pd possibilista (Fassino e Rutelli aprono gli emendamenti della Cdl) e Prc, Pdci e Sd che dicono invece «no» a qualsiasi intesa. Tanto che Prodi preferisce non entrare nel merito: «La Cdl? Faccia quel che vuole...».

La partita, però, resta aperta. Al punto che nel vertice non si esclude che il decreto sicurezza possa diventare un altro scoglio per il governo, ben più pericoloso della Finanziaria. «Se si accordano con noi - spiega Bonaiuti - la sinistra radicale rompe. Se invece si piegano al Prc si ritroveranno con un decreto snaturato e depotenziato».