Sicurezza in Centrale: task force notturna sui vagoni degli stupri

Agenti con unità cinofile su 4 km di binari, pattuglie anche nei depositi dei treni e nelle aree isolate della stazione

Si è fatto tanto, ma si può fare di più. E meglio, ancora meglio. Dopo i due stupri e la tentata violenza sessuale sui vagoni ferroviari destinati alla manutenzione - un ambiente di degrado e povertà senza confini - affrontare l’emergenza criminalità in stazione Centrale e lungo le ferrovie cittadine non vuol dire solo catturare i responsabili, come del resto hanno già fatto gli investigatori della Polfer. Il vicesindaco Riccardo De Corato, in questo senso, ha fatto il punto della situazione. E riparte con un nuovo progetto che prevede - lungo tutto l’asse ferroviario che da via Ferrante Aporti, attraversando l’ex scalo di Greco e costeggiando via Breda e viale Monza, raggiunge Sesto San Giovanni - non solo il ripristino, da parte di Rfi (il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, ndr) di un servizio notturno di vigilanza da parte di guardie giurate che possano controllare queste zone «morte» prese di mira nottetempo dai clandestini (un servizio sospeso sei mesi fa), non solo il rafforzamento dei servizi della Polfer, ma anche l’affiancamento di pattuglie cinofile dei vigili.
«Dal 15 ottobre scorso abbiamo un’unità di emergenza operativa su tutta la zona intorno alla Centrale, tra piazza Duca d’Aosta, via Ferrante Aporti, piazza IV novembre e via Sammartini - spiega De Corato -. Di questo gruppo, presieduto da me, fa parte personale dell’assessorato all’Arredo urbano e ai Lavori pubblici, tecnici del Comune, vigili, personale Polfer, carabinieri, Ferrovie, operatori dell’Amsa e dell’Aem. Tuttavia l’emergenza adesso è altrove: su quei vagoni fermi in luoghi bui, deserti di sera, dove i clandestini sanno di poter trovare rifugio dal freddo senza dover subire controlli di documenti o simili. Questo tratto di ferrovia, che va da via Ferrante Aporti fino a Sesto, rappresenta ben quattro chilometri di binari. E tutti nel cuore della città! Non possiamo permettere che questi stranieri, approfittando dei molteplici varchi nei muri di vecchi scali e trovando i vagoni aperti, possano delinquere in questo modo dentro la città».
«Grazie anche all’intervento del prefetto Gian Valerio Lombardi, alla collaborazione di Angelo Serafino, dirigente del compartimento Polfer della Lombardia e di Fabrizio Delfino, coordinatore di protezione aziendale di Rfi, abbiamo deciso di fare tutto il possibile per ridurre l’isolamento di queste aree dove gli operai finiscono di lavorare alle 17 e poi tutto resta nelle mani di balordi e poveri disperati - prosegue e conclude De Corato -. Così, allo sforzo di controllo notturno della Polfer, si unirà quello della vigilanza passiva delle guardie giurate e quello della polizia municipale alla quale la stessa Polfer concederà i cani per pattugliare le zone a rischio».
Naturalmente, prima di tutto questo, sarà meglio che Rfi si attivi per chiudere, nel più efficace dei modi, i famosi «varchi» e i vagoni fermi per manutenzione sui binari morti. Giusto per non vanificare stupidamente gli enormi sforzi che il Comune e le forze dell’ordine si apprestano a compiere.