La sicurezza finisce dal rottamaio

Sembra una barzelletta, ma non c'è da ridere. Le volanti della polizia di Milano, quelle azzurre striate di bianco che pattugliano le strade notte e giorno e che garantiscono (o dovrebbero farlo) la nostra sicurezza, si affidano ai ricambi degli sfasciacarrozze. Categoria rispettabilissima, se non ci fossero in gioco le vite di un milione e mezzo di milanesi e, anche se è un po' retorico bisogna dirlo, la dignità di un Paese. Già perché alla questura di via Fatebenefratelli non arrivano abbastanza soldi per potersi permettere un normale autoricambi. «Da Roma hanno chiuso i rubinetti», è la litania che echeggia nei corridoi. E allora i poliziotti sono costretti a rovistare tra i rottami per sostituire il pezzo rotto e rimettere in strada la volante. Li vedete con le divise sfavillanti e le mani sporche di grasso mentre smontano un radiatore arrugginito? La immaginate la squadra speciale che invece di dare la caccia allo stupratore della Centrale tratta sul prezzo di uno spinterogeno usato? Venti euro, no sono troppi. Facciamo quindici e l'affare è fatto. Dai sbrighiamoci o il violentatore ci scappa.
Naturalmente di questo la polizia non ha colpa, casomai è vittima di chi ha altri pensieri per la testa che la sicurezza dei cittadini. Come tanti, gli agenti devono arrangiarsi con quello che hanno a disposizione. Lo fanno e noi li ringraziamo.
Ma che dire della benzina che viene distribuita col contagocce? Sembra di sentirle le raccomandazioni dei capi: ragazzi, piede leggero sull'acceleratore o restiamo a secco. Ci risiamo con la barzelletta che non fa ridere: ci sono volanti, ed è successo davvero, che non riescono a mettere il muso fuori dal garage per mancanza di carburante. Altre che vanno in giro con la spia della riserva perennemente rossa. Ecco la situazione.
Letizia Moratti, dopo l'approvazione di un annacquato e praticamente inutile pacchetto sicurezza, aveva davanti a se due strade: chiedere in prestito al cognato Massimo una fornitura di petrolio o bussare a chi sta più in alto di tutti. Ha scelto la seconda con un appello al presidente della Repubblica: «Ci aiuti lei, Napolitano». Verrà ascoltata? Abbiamo fiducia ma in caso contrario non resterebbe che chiamare di nuovo i milanesi in piazza, come nel marzo scorso. Sarebbero in tanti, di certe barzellette, qui a Milano, nessuno ha più voglia di ridere.