La sicurezza a Fiumicino? È un optional

Il Piano Leonardo da Vinci? Inapplicato, almeno fino al primo ottobre. Dall’Hummer privato prestato ai poliziotti di Fiumicino in occasione della visita di Stato del presidente Bush ai blitz delle Iene, dai varchi doganali colabrodo ai super agenti impegnati contro i taxi abusivi, mentre la vigilanza perimetrale antiterrorismo, di contro, spetta ai loro «colleghi» guardie giurate.
A leggere le ultime disposizioni in materia di sicurezza, lo scalo romano di Fiumicino sembra davvero l’aeroporto più pazzo del mondo. È del primo ottobre la notizia paradossale che il PLDV, ovvero il dispositivo di difesa ideato dopo l’11 settembre 2001 e che dovrebbe garantire la protezione totale dell’aeroporto, non è ancora applicato come dovrebbe. Nonostante il dirigente della polizia di frontiera, a giugno, abbia fatto le acrobazie per completare la pianta organica (carente di oltre 400 poliziotti), lo stesso vicequestore aggiunto nei giorni scorsi ha inviato una nota ai vari responsabili della sicurezza in cui chiede l’applicazione incondizionata del piano: «(...) il signor responsabile della sezione sicurezza vorrà provvedere affinché l’integrale copertura del Piano venga assicurata quotidianamente anche a scapito e a preferenza di qualsiasi altro servizio (...), anche di natura operativa, ma non connesso all’attuazione del PLDV».
Insomma, gli ordini sono di rastrellare le risorse umane per otturare ogni falla. «Lo spaccato emerso dalle ultime vicende aeroportuali è agghiacciante - interviene Gianni Ciotti, commissario straordinario Silp Cgil di Roma -, se riferite al contesto di protezione della nazione. Il sistema preventivo e investigativo è al collasso, soprattutto per la drastica riduzione di uomini e mezzi. Ma fra le cose incredibili è che nessuno sa se esiste o no una deroga per inviare metronotte armati all’interno di una zona sterile, dove entrano solo persone non armate (a esclusione delle forze dell’ordine interne, polaria, carabinieri, guardia di finanza). E se queste guardie sono disarmate, allora, che ci stanno a fare in un’area ad alto rischio?».
Fra le carenze da tempo lamentate dai sindacati di polizia i varchi doganali, spesso sguarniti se non, addirittura, chiusi e lasciati incustoditi. È accaduto la scorsa estate, qualcuno sostiene che accade ancora nonostante le riprese choc mandate in onda dalle Iene.