Sicurezza, il governo ci ripensa Casini: ennesimo pasticcio di Prodi

L'esecutivo in difficoltà potrebbe di ritirare il decreto dopo lo stop di Napolitano sul riferimento errato al trattato di Amsterdam della norma sull'omofobia. Rutelli: ci sarà un nuovo provvedimento. <a href="/a.pic1?ID=228550" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Il centrodestra: così non si garantisce la sicurezza dei cittadini</font></strong></a>

Roma - Dopo le polemiche interne alla maggioranza e un monito del Capo dello Stato sull’errata formulazione di un passaggio, il governo sembra propenso ad "abbandonare" alla Camera il decreto legge sulla sicurezza, già approvato al Senato con un solo voto di scarto, e varare un nuovo provvedimento. Il dl, che dà ai prefetti il potere di espellere i cittadini comunitari, è approdato oggi in aula di Montecitorio per una conversione che si annuncia tormentata, dopo l’avvertimento del Quirinale sugli errori contenuti nella norma anti-discriminazioni inserita nei giorni scorsi su iniziativa della sinistra radicale. Pochi minuti dopo il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti ha chiesto al presidente della Camera Fausto Bertinotti la convocazione della Conferenza dei Capigruppo "per comunicazioni del governo". Appuntamento per domani alle 9,30 quando il presidente ritornerà a Roma. L'esecutivo dovrebbe annunciare ufficialmente l'abbandono del dl.

Cambio di rotta Viste le difficoltà, il governo ha preso contatto con la presidenza della Camera per interrompere la discussione e convocare una conferenza dei capigruppo. Domattina Chiti dovrebbe annunciare l’abbandono del decreto, che verrebbe poi reiterato in un nuovo provvedimento senza la parte contestata. "La questione relativa alla norma inserita nella legge di conversione del decreto e votata dal Senato in una dizione che contiene oltretutto riferimenti erronei, merita da parte mia, per la prerogativa attribuitami dalla Costituzione di promulgazione delle leggi, un esame attento e rigoroso che non certo mancherà", aveva scritto stamani il presidente Giorgio Napolitano ad alcuni senatori dell’opposizione che sollecitavano il suo intervento, come confermato da fonti politiche.

Rutelli: ci sarà un nuovo provvedimento Con la decadenza del decreto legge attualmente all’esame della Camera ci sarà "un nuovo provvedimento" che sarà varato dal prossimo Consiglio dei ministri, in modo tale che «la parte sicurezza andrà in porto". Lo ha annunciato il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, durante la registrazione della puntata di "Porta a Porta" che andrà in onda questa sera. Riferendosi alle cosiddette norme anti omofobia, queste disposizioni "che erano state introdotte, sbagliando, in questo decreto, potranno essere approvata in un provvedimento ad hoc -ha concluso il vicepremier- già all’esame della Camera". Rutelli riferendosi poi ai disegni di legge già presentati dall’esecutivo ha espresso l’auspicio che "su questo l’opposizione accettasse di realizzare una sessione parlamentare sulla sicurezza e la legalità nei primi mesi del 2008".

Lo scoglio omofobia Il punto in questione è che l’articolo che fissa pene severe per chi commette o incita a commettere atti di discriminazione o violenza fondati su sesso, razza, origine etnica, religione o convinzioni personali, handicap, età, o tendenze sessuali, fa riferimento al trattato europeo di Amsterdam, anziché al trattato costitutivo della Comunità europea - che su questo punto è stato modificato da ultimo dal trattato di Nizza. Questa norma - inserita nella legge di conversione al Senato su pressione della sinistra radicale - è stata contestata per i suoi riferimenti all’omofobia, oltre che dall’opposizione, anche dalla senatrice teodem Paola Binetti, che ha negato il suo voto di fiducia al governo a Palazzo Madama, rischiando di farlo cadere.

Ritirata strategica Dopo l’avvertimento del Colle, la strada del decreto, che deve essere convertito entro fine anno pena la decadenza, appare stretta a Montecitorio, dove pure il governo conta su una maggioranza più ampia che al Senato. Inizialmente sembrava che il governo avesse l’intenzione di far votare il dl nell’attuale versione. Salvo poi varare in tutta fretta un altro decreto, in contemporanea all’entrata in vigore della legge di conversione del primo, correggendo l’errore di diritto. Ma su questa strada malumori erano stati espressi all’interno della maggioranza e il centrodestra aveva promesso di dare battaglia in aula. Per questo, l’esecutivo avrebbe deciso di cambiare strada.

Il decreto Sulla carta, le votazioni sul dl dovevano iniziare oggi per concludersi domani. Il decreto, che catalizza in queste ore l’attenzione sulla sola norma antidiscriminazione, nasce sull’onda dell’indignazione per l’omicidio di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto, alla periferia di Roma, per mano di un cittadino romeno di etnia rom, e contiene un inasprimento delle norme sulle espulsioni.