Sicurezza, impronte digitali rilevate a tutti

A Montecitorio via libera al decreto sicurezza. Bucarest accusa: pratica indegna. E <strong><a href="/a.pic1?ID=276587">Veltroni attacca Maroni</a></strong>. Il sottosegretario <strong><a href="/a.pic1?ID=276582">Mantovani avverte</a></strong>: &quot;Chi non avrà casa o reddito certo sarà espulso&quot;

Roma - Tutti d’accordo, impronte per tutti: le carte d’identità del Belpaese dal primo gennaio 2010 dovranno contenere la «strisciata» del dito indice dei cittadini che chiederanno il nuovo documento. È quanto prevede un emendamento al decreto legge sulla manovra, approvato la notte scorsa con un voto bipartisan nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera durante la maratona estenuante, dieci ore, che ha dato un altro via libera alla Finanziaria. Il provvedimento è stato convertito in legge dalla Camera con 303 sì, 234 no e 35 astenuti. Il pacchetto, che prevede pure uno stanziamento di 300 milioni per la sicurezza, deve tornare al Senato dopo le modifiche apportate alla norma «blocca processi».

Tutti d’accordo quindi a Montecitorio su questa decisione che dovrebbe disinnescare, almeno in parte, le polemiche su sicurezza e rom. Tutti tranne Antonio Di Pietro, per il quale «si tratta di una proposta scioccante e provocatoria fatta per attenuare altre scelte razziste xenofobe prese dal governo». E in questa maniera, aggiunge il leader Idv, «non si risolve nemmeno il problema, perché una cosa è la carta d’identità per tutti, un’altra è la schedatura di massa che ci riporta indietro alla dittatura fascista».

L’emendamento è stato presentato da An e appoggiato dal Pd. Dopo il voto è partita la corsa a prendersene i meriti. «Grazie a questa norma - spiega Marco Marsilio (An) - è stata spazzata via l’accusa montata contro il governo sulla raccolta delle impronte ai minori nomadi». Ermete Realacci parla invece di successo del Partito democratico. «La battaglia parlamentare ha consentito di eliminare la schedatura dei bambini rom, una misura su base etnica». Guido Calvisi, Pd, la definisce «una vittoria simbolica» visto che esiste una direttiva comunitaria che obbligherà tutti i Paesi Ue ad adottare questa novità. E Pier Ferdinando Casini sostiene che «è stata accettata la nostra proposta che va sulla strada della giustizia e non su quella del razzismo». Per Fabio Rampelli «il tentativo del Pd di attribuirsi la paternità dell’emendamento è davvero patetico».
E mentre il garante della Privacy approva la raccolta delle impronte «in modalità non discriminatorie», si apre un fronte diplomatico con Bucarest sui censimenti dei campi nomadi decisi dal Viminale. Per la Romania, spiega infatti il premier Calin Popescu Tariceanu, «non è accettabile che dei propri cittadini vengano sottoposti a pratiche che non rispettano la dignità della persona». In un messaggio a Palazzo Chigi, Tariceanu rileva che «in Romania così come negli altri Stati europei la salvaguardia dei diritti umani è una priorità» e che i suoi connazionali che vivono da noi «si sentono colpiti dalla misure prese dalle autorità italiane».

A stretto giro di posta, la replica della Farnesina. Certe dichiarazioni, si legge in un comunicato, sono frutto di «una conoscenza incompleta delle iniziative legislative». E nel sottolineare «l’apprezzamento delle qualità professionali e umane della stragrande maggioranza» della comunità romena in Italia, si ricorda che «tuttavia una minoranza si è resa responsabile di reati che hanno profondamente colpito l’opinione pubblica» richiedendo «controlli più efficaci» basati «non certo sulla nazionalità». Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, definisce «ingiustificate e prive di fondamento le preoccupazioni» del premier romeno. Prendere le impronte serve a «conoscere l’identità di chi abita nel nostro Paese» ed è anche «una forma di garanzia nei confronti dei bambini che vivono in condizioni drammatiche nei campi nomadi».