Sicurezza, un’interrogazione sul corso destinato ai cronisti

Rastelli (Udc): «Qual è la sua ratio se non quella di influenzare la stampa?»

Una interrogazione a risposta scritta al sindaco e agli assessori competenti sul caso del corso di aggiornamento professionale per giornalisti sulla tematica della sicurezza urbana, che ha provocato polemiche a non finire nei giorni scorsi per il sospetto avanzato da molti esponenti del centrosinistra che il Campidoglio volesse «indottrinare» i cronisti capitolini. L’ha presentata il consigliere comunale Roberto Rastelli (Udc), che è anche presidente della commissione Trasparenza del Comune. Dopo aver considerato che «le sbandierate finalità del corso sono fortemente lesive delle competenze e della professionalità degli operatori dell’informazione, evidentemente incapaci, secondo l’amministrazione comunale, di percepire la realtà sociale della città», dopo aver ricordato che «la diffusione dell’allarmismo, delle preoccupazioni e delle paure dei cittadini romani sul tema della sicurezza non è imputabile al mondo dell’informazione, come arditamente adombrato dall’assessore capitolino alla sicurezza, ma fotografa una preoccupante realtà» e dopo infine avere sottolineato che «è fortemente specioso giustificare il suddetto corso con l’esigenza di migliorare le capacità informative verso i cittadini romani, soprattutto perché lo stesso corso si configura piuttosto come un pericoloso tentativo di condizionare la stampa o, nella migliore delle ipotesi, di indettare ai giornalisti ciò che è conveniente dire», Rastelli chede di sapere «quale sia la ratio che giustifica l’iniziativa in oggetto, se non quella di condizionare l’operato della stampa, suggerendo alla stessa una linea di condotta più benevola verso l’amministrazione comunale» e «quali siano i costi che il Comune dovrà sopportare per il finanziamento del corso di formazione e che inevitabilmente ricadranno sui cittadini romani». Rastelli chiede infine «se non sarebbe stato più opportuno prendere atto dell’emergenza sicurezza invece di mistificarne la portata agli occhi della stampa e degli stessi romani».