Sicurezza, lite Mastella-Prc "La maggioranza non c'è più" Berlusconi: voto unica strada

Di Pietro, requiem per il governo. Ultimatum del Guardasigilli: &quot;Se non cambia la parte sull'omofobia è crisi&quot;. Ferrero: &quot;Resta così&quot;. Poi sulle riforme: &quot;Egoismo inaccettabile: non pensino al governo istituzionale. Dopo Prodi c'è il voto e vince Berlusconi, anche da solo&quot;. <a href="/a.pic1?ID=225970" target="_blank"><strong>Il Cavaliere: &quot;Non si può governare contro l'80% dei cittadini&quot;</strong></a>

Roma - Tutti contro Rifondazione. Il governo è ai coltelli e, dopo l'ennesima votazione passata con la fiducia e con il brivido, si avvicina la resa dei conti. Per primo arriva il Guardasigilli. Subito a ruota il comunista Marco Rizzo: tutti a tarpare le ali ai "sogni di gloria" di Bertinotti e del Prc. Il ministro della Giustizia attacca sul pacchetto sicurezza: "Ho parlato con il mio capogruppo alla Camera - ha detto Mastella - se Rifondazione comunista o altri partiti della sinistra, nonostante l’impegno preso dal ministro Chiti ieri sera e da me stesso per evitare già ieri la crisi di governo, che ci sarebbe stata senza l’impegno di modificare alcuni elementi che nulla hanno a che fare con la vicenda della sicurezza, come i temi di genere e natura sessuale, se Rifondazione comunista dice che non si toccano e viene lasciato tutto inalterato, per noi, e mi rivolgo al presidente del Consiglio e il capo dello stato, è crisi di governo. Se è così, togliamo la fiducia al governo. Se, viceversa, Rifondazione e gli altri accettano l’idea che su questioni di rilevanza di valori non si può mortificare il parlamento conducendolo, in prigionia politica, attraverso strumenti da cavallo di Troia come quello del voto di fiducia, si discute liberamente".

La risposta di Ferrero "Spero che si possa ricredere e ravvedere, perché la norma fatta è assolutamente corretta e non ha nulla a che vedere con i reati di opinione". Il ministro Paolo Ferrero (Prc) risponde così all’ultimatum di Mastella. Secondo l’esponente del Prc "è il richiamo di una norma che sta in un trattato che l’Italia ha ratificato. Quindi non dice nulla di nuovo rispetto a quelli che sono gli impegni dell’Italia". Per il ministrop, dunque, la norma non va né modificata né stralciata.

D'Alema scherza Di ultimatum al governo "ce ne sono tutti i giorni; sarà stato un penultimatum". Così il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ha risposto oggi a chi gli chiedeva un commento all’ultimo aut-aut lanciato al governo dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, anche lui a Bruxelles per partecipare, con i suoi colleghi europei, al Consiglio Ue. "Approfondiremo insieme" la questione, ha aggiunto poi sorridendo D’Alema che viaggerà sullo stesso aereo che da Bruxelles riporterà a Roma anche Mastella.

Chiti: "Il testo cambierà" "Ognuno, singolo o forza politica, è libero di scegliere i propri comportamenti e assumersene la responsabilità. Quel che è certo è che l’impegno assunto ieri sera per il governo non era a titolo personale". Lo afferma Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il parlamento e le replicando a chi ha chiesto che il governo lo smentisca a proposito dell’impegno preso ieri dopo le votazioni al Senato di cancellare il comma sull’omofobia con un provvedimento ad hoc entro fine anno.

La Binetti: "Libertà di coscienza" "Il discorso è molto complesso: un tema così delicato non può essere affrontato come è stato fatto ieri". Così la senatrice teodem Paola Binetti spiega le ragioni del suo no di ieri al voto di fiducia sul maxi-emendamento sulla sicurezza che comprendeva anche norme anti-omofobia. Binetti spiega che si è trattato di una scelta da parte del governo "non condivisibile nel metodo" perché temi di questo tipo non possono essere affrontati mettendo il voto di fiducia. "Non credo - ha citato ad esempio Binetti - che anche su un provvedimento come sui Cus quando verrà in aula, se ci verrà, possa essere dato un voto di schieramento".

Le riforme "Se Rifondazione comunista vuole far cadere il governo Prodi per creare un esecutivo istituzionale che approvi una legge elettorale solo per loro è un partito veramente di un egoismo straordinario e inaccettabile" dice il ministro dela Giustizia e leader dell’Udeur, Clemente Mastella, arrivando a Bruxelles alla riunione con i colleghi Ue. "Se non si ha l’idea ossessiva di una sinistra che tiene prigioniero il governo - ha continuato il Guardasigilli - anche il rapporto con Dini può essere più disteso, anche perché all’orizzonte non vedo una prospettiva diversa". Mastella ha sottolineato che "con l’imminenza di alcuni problemi come quella del Kosovo dove ci possono essere bagliori di guerra", un eventuale crisi di governo renderebbe "la situazione del Paese precaria".

Messaggio a Berlusconi Se il governo Prodi cade l’unica soluzione sono le elezioni anticipate, che segneranno "giustamente" la vittoria di Silvio Berlusconi anche se si presenta al voto senza un’alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini e An di Gianfranco Fini. Continua Mastella. "Se questo governo non c’è più si va al voto, non c’è altra cosa, sapendo che giustamente vince Berlusconi. Checché ne pensino Fini e Casini vince Berlusconi, anche da solo" chiude il Guardasigilli.

Rizzo attacca "Conoscendo il personaggio, secondo me lo scontro di Bertinotti con Prodi è strumentale ai suoi fini personali e politici". Secondo il coordinatore del Pdci, Marco Rizzo, dietro le ripetute esternazioni del presidente della Camera ci sono due obiettivi: "diventare premier di un governo istituzionale - afferma - e realizzare una legge elettorale che ci obbliga a unirci nella Cosa Rossa. Con Rifondazione in crisi verticale di consensi, Bertinotti pensa di spalmare i debiti anche sugli altri e i sondaggi che danno la Cosa Rossa al 5% sono allarmanti".

Di Pietro suona il requiem per Prodi "Piaccia o non piaccia, dopo il voto di fiducia di ieri in Senato, la maggioranza politica non c’è più e di questo va preso atto. Per questo noi dell’IdV chiediamo non solo una verifica politica ma che si avvii un nuovo processo costituente affinché la prossima coalizione sia una coalizione del fare sullo stesso programma e non della logica dello stare insieme solo contro qualcuno. Non se ne può più di litigiosità. Meglio scomporre e ricomporre i poli in modo più omogeneo". E' duro anche il commento del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro.

Ferrero e la verifica "Se la verifica è negativa, non è che si esce dal governo, si esce dalla maggioranza". Questo lo scenario prospettato dal ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero (Prc). "Considererei il fatto di uscire dal governo ma di rimanere in maggioranza come la condizione più fessa che ci possa essere" aggiunge Ferrero.