Sicurezza: Milano vince, oggi si firma il patto

Il «Security Day» è arrivato. Letizia Moratti potrà celebrare così la sua personalissima vittoria nel braccio di ferro col governo. Ottiene misure a supporto della legalità, mentre per le modifiche legislative dovrà attendere il Parlamento. Stamane il sindaco incontrerà il prefetto, Gian Valerio Lombardi, per la firma del «Patto per la sicurezza dell’area metropolitana», alla presenza del viceministro dell’Interno, Marco Minniti. Al summit, che conclude l’iter di confronto tra le istituzioni, partito proprio in seguito dalla mega-manifestazione del 26 marzo, prenderanno parte anche il presidente della Provincia Filippo Penati e i vertici interregionali e regionali delle forze dell’ordine.

Le promesse e i fatti. Rispetto alle richieste avanzate a più riprese dall’amministrazione, le concessioni del Viminale accontentano però solo in parte la realtà milanese. A cominciare dai famosi «500 agenti» a difesa dei cittadini. Ne arriveranno in città 270, suddivisi per corpi in diversi reparti operativi: 50 agenti del Gruppo d’intervento della polizia stradale, 50 carabinieri di rinforzo alla cintura assieme a nuove telecamere per vigilare sugli accessi autostradali, 30 finanzieri per la lotta alla contraffazione delle merci, 140 poliziotti a contrastare prostituzione (specie minorile) e spaccio di droga. Con il supplemento di una «Forza di intervento rapido», già collaudata in altre situazioni difficili, che conta dalle seicento alle mille unità, capaci di intervenite in casi di particolare emergenza. Il pacchetto Amato-Moratti prevede comunque importanti novità.

Più poteri al prefetto. Capitolo degrado: viene attribuita al prefetto (o a un suo delegato) la facoltà di «dislocare» i campi nomadi regolari sul territorio metropolitano, a seconda della capacità di accoglienza e su indicazione degli enti locali. Fondamentale quindi il raggiungimento di accordi tra Regione, Provincia e Comuni. Per quanto riguarda gli insediamenti irregolari, potrà decidere gli sgomberi anche senza l’autorizzazione del proprietario dell’area occupata.

Lucciole e stupefacenti. Le risorse mobilitate dal Viminale puntano a ridurre drasticamente le attività illecite «a cielo aperto», nei quartieri. Nel mirino prostitute e pusher, soprattutto nelle periferie, dove la tratta degli esseri umani si lega allo spaccio delle droghe: Quarto Oggiaro, Figino e viale Monza, per citare alcune zone interessate. Un provvedimento preso sul modello dei vigili di quartiere, attivi dal 2002, rivelatosi vincente.

Stop ai ghetti monoetnici. Il «caso Chinatown» ha fatto breccia. Nel patto è espressamente indicato l’impegno a non creare le condizioni per quartieri a uso e consumo di una sola etnia. Le attività commerciali dovranno rispettare le esigenze di vivibilità dei residenti. Disco verde alla delocalizzazione delle attività all’ingrosso da via Sarpi e dintorni, e inasprimento dei controlli anti-contraffazione nelle botteghe e nei mercati.

Dal Cavaliere «ok» con riserva. Il Comune mette in gioco 28 milioni di euro, il governo risponde con un «Fondo per le emergenze», a gestione prefettizia, ancora di non chiara entità. Silvio Berlusconi raccoglie il successo, ma esprime perplessità «sui colpevoli ritardi» che hanno portato alla sigla dei patti. E poi c’è la questione di fondo, sollevata dal leader di Forza Italia: «È la politica del centrosinistra in sé, quella delle porte aperte all’immigrazione, che fa arrivare da noi un numero imprecisato e incontrollabile di stranieri. E che sta portando agli eccessi di violenza e criminalità che ogni giorno riscontriamo».