Sicurezza, non bastano i messaggi di cordoglio

Il sindaco Walter Veltroni sta riportando in auge il genere epistolare. Nello scrivere la lettera al Partito democratico si è dovuto interrompere di frequente per vergare messaggi di cordoglio e di solidarietà. Ha inviato le condoglianze ai genitori di Sara, 15 anni, stritolata la notte di Ferragosto sul lungomare di Ostia sotto le ruote di un Suv guidato da un ubriaco. Al telefono ha rinfrancato il regista Giuseppe Tornatore, picchiato e rapinato da due immigrati presumibilmente dell’Est, che però ha salvato la pelle e da amico non ha calcato la mano. Non si sa se si sia fatto vivo con i familiari di Luigi Muriccioli al quale, mentre si trovava in bicicletta sulla pista ciclabile a Tor di Valle, hanno sfondato il cranio per impadronirsi del suo iPod due ragazzi romeni che vivevano accampati nella baracche lungo il Tevere e poi acciuffati dalla Squadra mobile. Di certo non ha potuto farlo con la famiglia di un altro cicloamatore, Mario Menichelli, trovato morto più o meno nello stesso punto il 4 agosto: sembrava un malore, ora si pensa a un delitto.
Veltroni è fortunato perché le forze dell’ordine a Roma contano investigatori eccellenti. Ma la buona stella non basta. Da mesi questo giornale segnala che il problema numero uno a Roma è diventato la sicurezza. Veltroni faccia come il sindaco di Pavia. Una donna, Piera Capitelli, ds come lui. Utilizzando le direttive europee - ci sono, ci sono - che prevedono la possibilità di allontanare i cittadini comunitari che non dimostrino «di avere un lavoro regolare e di poter mantenere se stessi e la propria famiglia dignitosamente» la sindaca sta facendo rimpatriare 200 rom che non ne vogliono sapere di integrarsi.
Quanto alla sicurezza stradale, l’inerzia del sindaco è totale. Certo il problema è generale. Ma 25 motociclisti morti in un mese, senza contare le altre vittime, è un dato abnorme. Cifre alla mano, Roma è diventata la capitale europea degli incidenti. E stupisce che Veltroni, un grande comunicatore, non abbia colto che la misura è colma. Avrebbe dovuto capirlo quando un paio di mesi fa a viale Marconi, di fronte all’ennesimo morto sulla strada, gli abitanti inferociti hanno prima tentato di linciare l’investitore e poi hanno appeso delle lenzuola con su scritto: «Roma, da città eterna a città assassina».
La storia deciderà se Veltroni sia stato un grande sindaco. Ma forse sarebbe meglio se si dimettesse per dedicarsi appieno ai più alti incarichi cui è chiamato. E se i partiti - di maggioranza e opposizione - si assumessero gli onori e gli oneri di restituire il futuro della città ai cittadini.
pierangelo.maurizio@fastwebnet.it