Sicurezza, più occhi elettronici sul Passante

Enrico Lagattolla

Un nuovo tassello nel piano per la sicurezza anti-terrorismo. Dopo Atm, anche Rfi (società del gruppo Fs che gestisce il Passante ferroviario) si è mobilitata. In cantiere, il potenziamento del sistema di videosorveglianza, per il quale sono stati stanziati massicci investimenti. Dunque, controlli sempre più stringenti nelle sette stazioni e lungo i dieci chilometri di rete su cui transitano quotidianamente fino a 200mila passeggeri. E soprattutto telecamere che registrano immagini digitalizzate.
«È necessario che le tecnologie di controllo vengano rafforzate, se vogliamo che costituiscano un vero deterrente». Chiede interventi Dario Balotta, segretario della Fit-Cisl Lombardia. «Non serve - prosegue - che le telecamere siano a circuito chiuso, non registrino, e di notte smettano di funzionare. Bisogna mettere mano al sistema della sicurezza nel suo insieme. Il passante è un tutt’uno con la rete di trasporti su rotaie, quindi gli interventi devono essere coordinati anche con Atm e Trenitalia, che dal promo gennaio 2007 costituiranno un consorzio per la sua gestione. Nascerà così un servizio ferroviario integrato, con oltre 70 chilometri di rete e novanta stazioni».
L’azienda, però, si è già mossa. Franco Fiumara, responsabile nazionale per la protezione ambientale di Rfi, anticipa il programma di intervento per vigilare su stazioni e gallerie. Perché se è vero che «problemi di ordine pubblico al momento non se ne registrano, se si escludono gli episodi di microcriminalità quali scippi e borseggi», è altrettanto vero che «lo scenario è cambiato, e proprio per questo ci stiamo attrezzando».
Innanzitutto, la videosorveglianza. «Attualmente - dichiara Fiumara - le telecamere installate sono più di 450, distribuite nelle sei stazioni sotterranee e in quella di superficie a Villapizzone. Tutte rimandano a delle piccole control room, camere di controllo gestite da Rfi o da personale incaricato, attive durante tutta la durata del servizio, dalle sei del mattino all’una di notte». Unico limite, al momento, è che si tratta di un impianto locale, senza la possibiltà di registrare. «È vero, disponiamo di un circuito chiuso, e questo dipende dal fatto che inizialmente era stato concepito non tanto per far fronte a un problema di sicurezza, quanto per la semplice gestione dell’esercizio». Ma date le circostanze, Rfi vuole andare oltre. Quindi «entreranno in funzione nuove telecamere per garantire maggiore sicurezza lungo tutta la percorrenza della rete. Per implementare il servizio abbiamo già stanziato due milioni di euro. Nell’immediato copriremo le zone non ancora sorvegliate, mentre a breve passeremo alla digitalizzazione delle registrazioni».
Quindi, le scadenze. «A fine settembre - prosegue il responsabile di Rfi - disporremo del progetto preliminare, che è stato inserito nel piano di tutela nazionale. Entro la fine dell’anno si completerà la prima fase dei lavori, mentre già dal 2006 entreranno in funzione le stazioni di registrazione digitalizzate, con il coordinamento della Polizia ferroviaria».
Misure «indispensabili» anche secondo Balotta. «Chiediamo al Comune che si faccia garante di questi interventi. Dobbiamo dotare le strutture ferroviarie degli strumenti necessari a garantire il maggior controllo possibile». Come avverrà, nei prossimi mesi, nella stazione di Porta Garibaldi. «Nell’ambito del progetto di ristrutturazione complessiva - aggiunge il segretario di Fit-Cisl - Porta Garibaldi sarà oggetto di interventi volti a garantire la massima sicurezza. Entro la metà del 2006, infatti, sarà dotata dei più moderni sistemi di videosorveglianza».
Non solo tecnologia, nel controllo della rete. Fiumara spiega che «la vigilanza, al momento, è affidata a una struttura di protezione aziendale. Si tratta di personale selezionato attraverso un corso di formazione tenuto con il contributo delle forze di polizia, che è stato inserito nei comitati di sicurezza presso la prefettura».
Infine, gli investimenti. Che saranno rilevanti, nonostante «la struttura sia piuttosto recente, essendo nata non più di due anni fa». Comunque, conclude Fiumara, «li stiamo già concentrando nelle tecnologie di sicurezza. Nel corso dei prossimi tre anni, contiamo di impiegare tra i settanta e gli ottanta milioni di euro su tutto il territorio nazionale».