Sicurezza, la ricetta dei sindaci in 17 punti

nostro inviato a Parma
L’elenco è lungo: 17 punti per migliorare la sicurezza delle città sottoposti al ministro dell’Interno. Questioni concrete, di quelle che toccano la vita quotidiana della gente ma spesso non trovano una soluzione. I muri sporchi, gli ambulanti abusivi, le merci contraffatte, il vandalismo contro beni pubblici, ma anche la prostituzione e più in generale il degrado urbano. Un’ora e mezzo di confronto, a tratti acceso, tra il ministro Roberto Maroni e 21 primi cittadini del Nord Italia che ormai vanno sotto il nome di «gruppo di Parma»: sindaci di tutti gli schieramenti che si radunano periodicamente nella città ducale guidata da Pietro Vignali, il quale ne è il promotore assieme al collega veronese Flavio Tosi.
Dal vertice di ieri non è venuto un «botto», un annuncio clamoroso. È stata piuttosto la conferma che si sta lavorando, che il ministro vuole ascoltare i sindaci e non ci sono ostacoli legati al colore politico. Si entra nel dettaglio dei provvedimenti, si parla di leggi, decreti, regolamenti, ordinanze: questioni magari aride ma inevitabili. I sindaci, per bocca di Vignali, si sono detti «contenti che nel pacchetto sicurezza varato dal governo siano state inserite alcune proposte contenute nella Carta di Parma approvata alcuni mesi fa, in particolare l’allargamento dei nostri poteri». Ma giudicano inadeguato lo strumento messo nelle loro mani: l’ordinanza contingibile e urgente. «Un atto straordinario, unico e soggetto a valanghe di ricorsi», dice Vignali che chiede certezza delle risorse, per esempio escludendo dal patto di stabilità le spese per la sicurezza.
Si è discusso a lungo sulle misure per contrastare la prostituzione in strada. È stato un sindaco di sinistra, il padovano Flavio Zanonato, a muovere contro la legge Merlin, «vecchia e inadeguata»: «Nel 1958 dalle case chiuse sono uscite 2.500 prostitute, oggi si stima siano 110mila e il giro d’affari illecito incalcolabile». Ma non c’è una ricetta univoca contro il mercato dei corpi. Maroni ha preso atto, ha annunciato che farà togliere l’emendamento dal decreto legge che oggi comincia l’iter al Senato e inserirà nuove proposte nel disegno di legge: «Sarà una riforma complessiva e non solo repressiva. In generale, sui temi della sicurezza nelle città vogliamo e dobbiamo dare risposte di sistema, non sull’onda emotiva dell’emergenza». Sgomberare con le ruspe e davanti alle telecamere un campo nomadi senza prevedere soluzioni alternative, ha esemplificato, significa soltanto rinviare il problema.
Anche su altri temi il ministro ha promesso correzioni alle norme che andranno in discussione. È stato invece prudente davanti a una delle proposte più dibattute, lanciata dal suo collega di partito Tosi: il fermo di polizia locale per comportamenti contrari alla sicurezza urbana. «Vandali, ubriachi, aggressori, tossicodipendenti – ha spiegato il sindaco di Verona – mettono a rischio la sicurezza sapendo che forze dell’ordine e magistrati spesso hanno altro da fare, e se vengono multati se ne fregano. Gli atti si ripetono e i cittadini hanno la sensazione che nessuno faccia niente. Allargando il potere di fermo li mettiamo in cella di sicurezza per 24 ore. Se quando escono ci riprovano, finiscono dentro di nuovo». Maroni ha chiesto tempo per riflettere, ma la provocazione è lanciata. I sindaci di centrosinistra, guidati dal modenese Giorgio Pighi, sono decisamente critici.
I 17 punti messi sul tavolo dai sindaci comprendono misure contro i commerci abusivi e l’accattonaggio; strumenti più efficaci per contrastare i vandalismi, i danneggiamenti e l’occupazione di beni o suolo pubblico; maggiore collaborazione con Roma anche con l’accesso alle banche dati (i vigili vogliono sapere subito se per caso fermano un pregiudicato); estensione dei controlli sugli affitti irregolari di case ai clandestini.