Sicurezza, sì alla fiducia ma Prodi resta in bilico

Il decretol Amato approvato dal Senato. Il governo ha avuto 160 voti a favore e 158 contrari. Decisivo il sì dei senatori a vita. No della teodem Binetti (Pd). Ancora una giornata difficile per la maggioranza. Dini: &quot;Crisi inevitabile&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=225690" target="_blank">Tensione col Prc, Veltroni difende Prodi: &quot;Bertinotti sgradevole&quot;</a></strong>

Roma - Alla fine Prodi incassa l'ennesima sofferta fiducia, il governo regge per un pugno di voti e il dl Amato è approvato dal Senato fra strappi, distinguo, defezioni. Il governo ha avuto 160 voti a favore e 158 contrari. Dei 319 presenti hanno votato 318. La maggioranza richiesta era di 160. La fiducia è passata per soli due voti di scarto.

La maggioranza al Senato ha tenuto sia nel voto di fiducia che in quello finale sull'intero decreto sicurezza grazie al voto determinante dei senatori a vita. Hanno votato la fiducia i senatori a vita Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo, Carlo Azeglio Ciampi e Rita Levi Montalcini, mentre hanno negato la fiducia due senatori della maggioranza: Franco Turigliatto, della sinistra critica e la teodem del Partito Democratico Paola Binetti. Gli assenti sono stati uno per parte: Luigi Pallaro, per il Centrosinistra e Francesco Divella, per il Centrodestra. Se non ci fosse stato il voto dei senatori a vita, la maggioranza degli eletti si sarebbe fermata a 155, avendo perso Turigliatto e Binetti. Sul voto elettronico finale i sì sono stati 160, i no 156 e un astenuto. Hanno votato con la maggioranza i senatori a vita Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo, Carlo Azeglio Ciampi e Rita Levi Montalcini. Cossiga non ha partecipato alla seconda votazione. Ha votato sì al decreto anche la senatrice teodem Paola Binetti, mentre il senatore 'ribelle' della sinistra Franco Turigliatto ha votato no anche in questa occasione. Senza l'apporto dei senatori a vita la maggioranza degli eletti si sarebbe fermata a 156 voti, avendo recuperato la Binetti. L'astenuto è il senatore a vita Giulio Andreotti. Il Centrodestra, che aveva ottenuto 158 voti contrari alla fiducia, ha perso i voti di Andreotti e della Binetti, scendendo a 156. Anche in questa votazione sono risultati assenti Luigi Pallaro, per il Centrosinistra e Francesco Divella, per il Centrodestra.

L'ira di Matteoli contro Divella Il presidente dei senatori di An Altero Matteoli ha chiesto al presidente del partito Gianfranco Fini di prendere "un provvedimento severissimo" nei confronti del senatore Francesco Divella, assente ingiustificato nel voto di fiducia e nel successivo voto finale sul decreto sicurezza.

Cossiga: Prodi non ringrazi me ma D'Alema... "Romano Prodi non deve ringraziare me, deve ringraziare il fatto che io mi occupo anche di politica estera e quindi so quale è la situazione che si può creare nei Balcani". Così il senatore a vita Cossiga spiega all'ANSA le ragioni del suo voto a favore della fiducia al governo. Il premier, aggiunge l'ex capo dello Stato, "deve ringraziare il ministro degli Esteri Massimo D'Alema che, con il mio voto, non ho voluto mettere nelle condizioni di essere depotenziato nel suo tentativo, data la nostra posizione di presidenza del Consiglio di sicurezza, di prorogare il termine del 10 dicembre e di evitare così quella destabilizzante crisi nei Balcani e nell'intera Europa ed un aggravamento della tensione tra Stati Uniti e Russia che seguirebbero alla ormai certa dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del governo di Pristina, con un successivo immediato riconoscimento da parte degli Stati Uniti d'America".

Maggioranza, giornata ad altissima tensione Fiducia, un'altra volta. E dopo un blitz in consiglio dei ministri. Dopo la Finanziaria e il decreto sul welfare il governo fa ricorso per la 24esima volta al voto di fiducia: questa volta per il decreto Amato sulla sicurezza. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, ha annunciato all’assemblea del Senato che il governo pone la questione di fiducia sul decreto per la sicurezza. "Avremmo voluto un confronto aperto e costruttivo e anche un’ampia convergenza tra maggioranza e opposizione - ha premesso Chiti -, ma non è stato possibile". Chiti ha sottolineato "il protrarsi dei lavori d’aula e prima dell’impossibilità stessa in commissione di concludere i lavori, facendo andare il provvedimento in aula senza relatore. Il governo ritiene che debba essere assicurata la coerenza complessiva del provvedimento, concordato con la maggioranza. Il decreto legge inoltre deve essere ancora esaminato dalla Camera, ed essendo in corso la sessione di bilancio, per questi motivi noi abbiamo il dovere, e intendiamo esercitarlo di assumerci la responsabilità su un tema tanto delicato". Quindi "pongo la questione di fiducia sul provvedimento".

Amato è fiducioso: "Abbiamo i numeri" Sul voto di fiducia chiesto dal Governo per il voto di stasera al Senato del pacchetto sicurezza, Amato ostenta ottimismo: "Le mie previsioni sono ottimistiche, - dice il ministro degli interni a Bruxelles per la riunione del Consiglio dell’Ue - tanto se mi sbaglio domani siamo tutti liberi - prosegue quindi scherzando - ma io credo che i numeri ci siano".

Mastella: "La vedo male" "Ragazzi, venite al Senato perché stasera la vedo brutta". Così il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, si rivolge ai cronisti che gli chiedono del voto di fiducia sul dl sicurezza. "Il rischio - fa intendere Mastella - è che alcuni senatori a vita possano non votare perché contrari all’emendamento sulla parità di genere. In ogni caso - aggiunge - noi dell’Udeur votiamo la fiducia esclusivamente per disciplina di coalizione", ma contro quell’emendamento "alla Camera daremo battaglia". "La sinistra sta forzando troppo la mano oltremisura, questa norma in questo dl è come cavoli a merenda: non centra nulla in questo contesto. O questa norma viene modifica successivamente, oppure vedremo se al Senato c'é ancora la maggioranza". "Dite alla sinistra - conclude Mastella - che l'ideologia anche sul sesso è finita nel '900''.

Dini: "Governo al capolinea" "Mi pare che il governo stia arrivando al capolinea. Le dichiarazioni del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e quelle degli esponenti principali di Rifondazione comunista, dicono che il governo ha fallito". Lo dice Lamberto Dini, leader dei Liberaldemocratici intervistato dal Tg4. "Ha fallito su pensioni, precariato, salari, sulla redistribuzione delle risorse e chiedono una verifica al governo" aggiunge nell’intervista diffusa dal Tg Mediaset. "Una verifica - ha aggiunto Dini - che secondo me sposterebbe ancora di più a sinistra l’asse del governo. Ciò sarebbe inaccettabile per il presidente del Consiglio, in ogni caso sarebbe inaccettabile per noi. Chiediamo un cambiamento del quadro politico - prosegue Dini - perché non ci sembra che questo governo sia capace di risollevare le sorti del paese, l’Italia è il fanalino di coda, l’economia cresce meno che negli altri paesi, di certo non possiamo aumentare i salari come vorremmo. Mi pare che una crisi di governo sia inevitabile".