Sicurezza, sì del Senato: la clandestinità sarà reato

Niente carcere, ma prevista una sanzione tra i 5mila e i
10mila euro. Voto accolto dall’ovazione leghista. Ora tocca alla
Camera. E <strong><a href="/a.pic1?ID=320958">la Caritas si scopre meno buonista</a></strong>: &quot;Stranieri disoccupati, tornate a casa&quot;

Roma - Il primo sì all’introduzione in Italia del reato d’immigrazione clandestina è arrivato ieri dall’aula del Senato. Palazzo Madama ha votato anche la reintroduzione del reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Sono le novità più importanti che arrivano dall’esame del disegno di legge del pacchetto sicurezza.

La Lega ha accolto il voto con un’ovazione. Se confermata da Montecitorio la norma sulla clandestinità - contenuta all’articolo 19 del ddl - rappresenta una novità sostanziale per la legislazione italiana in materia d’immigrazione. Per ora c’è un voto compatto della maggioranza, a conferma che sull’aspetto più delicato del disegno di legge c’è una volontà comune.

Rispetto alla prima stesura, in realtà questa è una versione meno severa: per l’immigrato clandestino fermato dalle forze dell’ordine non è previsto il carcere, ma una sanzione amministrativa compresa tra i 5mila e i 10mila euro. Questa correzione era già stata prevista, e pone l’Italia sostanzialmente in linea con la maggior parte dei Paesi europei, tranne la Spagna. Il reato d’immigrazione clandestina esiste già per esempio in Francia e Germania. «Servirà come deterrente per chi vorrà entrare illegalmente nel nostro paese», ha spiegato il capogruppo della Lega al Senato, Federico Bricolo. Un successo per il Carroccio: «È una risposta importante ai tanti cittadini che da tempo ci chiedono di intervenire con decisione per contrastare i flussi migratori illegali».

Con il voto di ieri torna quindi anche a essere punito chi commette oltraggio a pubblico ufficiale «in luogo pubblico e aperto al pubblico e in presenza di più persone»: rischia fino a tre anni di carcere. Polizia e carabinieri «non potevano essere più gratuitamente offesi e vilipesi», ha sottolineato il senatore del Pdl Filippo Ascierto, ispiratore nelle scorse legislature di questa norma.

La tassa sul permesso di soggiorno per gli immigrati proposta dalla Lega diventerà un «contributo», come deciso da un emendamento del governo (non esaminato ieri), ma l’aula di palazzo Madama ha intanto detto sì al balzello per la cittadinanza di 200 euro («per le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione»). Vengono ristretti comunque gli automatismi di acquisizione della cittadinanza per contrastare i matrimoni «di comodo»: lo straniero che sposa un italiana, o viceversa, deve aspettare almeno due anni per diventare italiano. Sì anche allo spray al peperoncino contro le aggressioni da portare in borsetta, proposto dalla senatrice del Pdl Cinzia Bonfrisco: sarà consentito a patto che non contenga sostanze chimiche.

Il Senato ha poi allentato le condizioni di espulsione per i cittadini dell’Unione Europea: i comunitari potranno essere allontanati dall’Italia solo per motivi di pubblica sicurezza. L’esame del ddl non è terminato ieri e l’opposizione ha attaccato con il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda: «La maggioranza è sciatta, la seduta è terminata prima per le troppe assenze nel centrodestra».