«La sicurezza è di tutti, dovevano consultarci»

Anna Maria Greco

da Roma

«In bocca al lupo ai nuovi vertici dei servizi segreti, ma una critica al governo che non ha consultato l’opposizione, come invece fece il centrodestra 5 anni fa». Alfredo Mantovano, esponente di An ed ex sottosegretario all’Interno, censura il metodo seguito dall’esecutivo e questa non è la sua unica frecciata».
Lei dice che la scelta non doveva essere esclusiva del governo?
«La libertà di decisione non è in discussione, ma la consultazione dell’opposizione invece della semplice notifica, in questo caso significa riaffermare che sulla sicurezza non è ipotizzabile il dominio della maggioranza di turno, perché è cosa di tutti. Per questo, anche la composizione del Copaco è paritetica: 4 membri della maggioranza e 4 dell’opposizione».
Che pensa della scelta dei tre nuovi dirigente dei servizi?
«Per Mario Mori le lodi sono sempre state unanimi e si è detto che avrebbe lasciato il Sisde solo perché ha l’età della pensione: ma allora come mai al Cesis è stato nominato Giuseppe Cucchi che è suo coetaneo? Una certa sorpresa per la nomina di Gabrielli: la sua professionalità è indiscussa, ma fino a 3 anni fa era vicequestore e ora si ritrova prefetto alla guida del Sisde. In una struttura in cui gradi e gerarchie contano, temo che la cosa non sarà indolore e che le difficoltà non mancheranno».
La sostituzione più discussa è quella di Nicolò Pollari, sotto accusa per il caso di Abu Omar.
«Per il fatto che avviene insieme alle altre due non può essere letta come un’anticipazione politica di responsabilità. Certo, è una strana coincidenza che 3 giorni prima sia stata improvvidamente diffusa la bozza di Massimo Brutti sul caso, facendo pensare che si preparava una censura del Copaco a Pollari».
Si è parlato di un veto di Rifondazione sulla nomina di Antonio Manganelli al Sisde.
«È solo un’ipotesi. Certo, dall’inizio della legislatura il Prc ha preteso due cose: la commissione d’inchiesta sul G8 di Genova e la rimozione del capo della polizia De Gennaro. C’è chi vede in tutto questo giro uno stop a De Gennaro. Mi auguro che non sia così».
Si dice che lo sostituirà proprio Manganelli, oggi suo vice.
«Non mi sembra plausibile. Spero però che, chiusa la questione dei vertici dei servizi, non si apra quella della polizia. In queste condizioni, non si lavora bene».
Lei è stato uno dei primi a chiedere una riforma dei servizi: è il momento giusto?
«È necessaria al più presto, per riorganizzare e razionalizzare i servizi. La discussione inizierà alla Camera a fine mese e mi auguro che sia la volta buona».