Sicurezza, dopo le videoronde arriverà l’esercito

(...) e soprattutto nessuna voglia di sostituirsi alle forze dell’ordine. Armati sì, ma di macchine fotografiche e cellulari, per segnalare, riprendere, dimostrare quello che non va, quello che i cittadini sono costretti a subire ogni giorno. Il tutto, poi, verrà girato a chi di competenza. Alle forze dell’ordine. Alla prefettura e alla questura, alla quale la Lega si rivolge. «Abbiamo già raccolto molte firme, quasi 1600 - fanno presente i dirigenti della Lega schierati al completo, da Rixi al consigliere comunale Alessio Piana, dall’«anima storica» Bruno Ravera all’assessore del Municipio Medio Levante Renzo Di Prima, fino ai vicepresidenti dei consigli municipali Bruno ferraccioli e Alex Bazzigaluppi e a tutti i rappresentanti dei municipi -. Intendiamo arrivare ad averne molte altre, magari a toccare quota diecimila. Le porteremo proprio a prefetto e questore, per far capire che la popolazione chiede più sicurezza e che noi vogliamo collaborare».
E se non bastasse? Il piano della Lega è articolato. Per diral con Rixi, sarà «un’escalation». Si parte con la battaglia sul territorio dalle piccole cose. Di Prima sostiene la necessità di eliminare il degrado fin dalle aiuole e dai piccoli parchi giochi, perché lì si annidano i primi focolai di criminalità. Ma via via che le risposte dovranno essere più forti, la Lega è pronta con le soluzioni estreme. Se serviranno le armi, arriveranno. A scanso di equivoci tutti gli uomini del Carroccio precisano subito che a imbracciarle non saranno loro. Ma chiederanno con ogni mezzo l’invio dell’esercito per quella che è ormai «l’emergenza Genova». «Se anche drappelli di soldati andranno a fare una passeggiata nelle zone più a rischio, anche per andare a prendersi il caffé, la situazione non potrà che migliorare - sottolinea Rixi -. Sempre meglio che lasciarli nelle caserme. Significa militarizzare la città? Se necessario... Noi partiamo con azioni mirate, più soft. Con il monitoraggio dei quartieri e le segnalazioni, ma dobbiamo essere pronti se le cose non andranno bene».
L’esperienza è in parte già stata fatta, soprattutto a Ponente. A Voltri con l’emergenza romeni, a Pegli, a Multedo, i cittadini hanno usato i leghisti come tramite per far sentire la loro voce. Qualcosa è cambiato. Non abbastanza. Ora toccherà alle videoronde. Oppure all’esercito