Sidhum Bishay

Nel 1844, in Egitto, il cristiano Sidhum Bishay venne fatto oggetto di un tentativo di linciaggio al porto di Damietta. Secondo i suoi accusatori aveva offeso l’islam. Fu portato davanti al qadì, il quale gli propose di farsi musulmano in cambio della libertà. Il cristiano rifiutò e fu duramente percosso. Lo condussero allora davanti al governatore di Damietta. Questi lo fece torturare a lungo, poi ordinò che venisse legato sulla schiena di un bufalo e portato in giro per la città. Sidhum Bishay, posto con la testa rivolta alla coda della bestia, era già mezzo morto per via del supplizio. Fece il suo giro tra gli insulti e gli scherni della popolazione, infine fu gettato in un angolo e lì abbandonato. Ci mise cinque giorni a morire. I cristiani locali, che per paura di un ennesimo pogrom si erano chiusi in casa, cedettero all’indignazione e decisero di dare onorata sepoltura al disgraziato. Il funerale fu affollatissimo, i sacerdoti parteciparono con indosso i paramenti sacri e il corteo inalberò, per la prima volta, le croci. Il feretro fu portato fino alla chiesa dedicata a Girgis al-Mehazem, martire cristiano dei musulmani. Lo spettacolo non passò inosservato. Scrive Camille Eid nel suo A morte in nome di Allah (Piemme) che i consoli europei protestarono duramente con il governo egiziano. Quest’ultimo, per evitare ritorsioni economiche e politiche, fu costretto ad aprire un’inchiesta. Risultò l’innocenza dell’ammazzato, che ebbe esequie ufficiali. Il qadì e il governatore di Damietta vennero rimossi e i cristiani egiziani ebbero il permesso di esibire croci ai funerali.