Sidone, in azione i terroristi del misterioso gruppo integralista al-Sham

Beirut - La lunga e drammatica giornata di sangue di oggi in Libano si era aperta con l'uccisione di un miliziano del misterioso gruppo integralista Jund al-Sham (Esercito del Levante) e il ferimento di cinque persone negli scontri con i soldati libanesi alle porte del campo profughi palestinese di Ain al-Helwe, alla periferia di Sidone, 41 km a sud di Beirut. La sparatoria è scoppiata quando i soldati hanno iniziato a dispiegarsi nel quartiere di Taamir, roccaforte di Jund al-Sham e rifugio di molti criminali comuni situato tra posto di blocco dell' esercito e l'ingresso del campo profughi più grande del Libano (almeno 70.000 palestinesi). Secondo testimoni, alcuni miliziani del gruppo avrebbero attaccato e distrutto un veicolo blindato dell'esercito «colpito da una pioggia di bombe a mano».

Combattimenti Dopo un conflitto a fuoco di circa due ore, i militari hanno stabilito il controllo su Taamir, dove per tutta la giornata si è tuttavia vissuta una fortissima tensione. Jund al-Sham è una delle sigle più oscure della galassia salafita-jihadista libanese associata anche all'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri nel febbraio 2005. Secondo alcune voci non confermate, il gruppo sarebbe infiltrato da agenti dei servizi segreti siriani ancora operanti in Libano e il suo nome servirebbe da facciata per consentire a Damasco e ai suoi alleati locali di continuare a destabilizzare il Paese dei Cedri. Il nome di Jund al-Sham è apparso anche in Siria, come presunto autore di attentati e scontri con l'esercito di Damasco, dalla primavera 2004 al marzo 2006.

Scia di attentati Fondato nel 2001 a Taamir, il gruppo ha rivendicato l'attentato mortale a Beirut sud del luglio 2004 contro un responsabile di Hezbollah, ma il marchio Jund ash-Sham è emerso anche nella rivendicazione dell'assassinio dell'ex premier Hariri a Beirut il 14 febbraio 2005, nell'attacco a una scuola britannica di Doha (Qatar) il marzo successivo, e nella lettera intimidatoria rinvenuta a Tunisi in reazione alla prevista visita dell'allora premier israeliano Ariel Sharon nel paese nordafricano. Questi eventi hanno portato alcuni esperti a ipotizzare che non si tratti della stessa matrice operativa, ma di una sigla usata da diversi gruppi islamici radicali non necessariamente connessi fra loro.