Siemens, ora si indaga anche a Milano

Dopo Bolzano anche la procura di Milano indaga sull'affare Siemens e va a caccia di tangenti. Tre lettere di Siemens smentiscono Palazzo Chigi. <strong><a href="/a.pic1?ID=172195"><font color="#ff6600">Anche i pm di Milano a caccia di tangenti</font></a></strong>. <strong><a href="/video.pic1?ID=MB-190407" target="_blank">GUARDA IL VIDEO EDITORIALE di Maurizio Belpietro: &quot;Strano Paese, l'Italia...&quot;</a></strong>

Gian Marco Chiocci e Gianluigi Nuzzi
Romano Prodi mette le mani avanti. E sostiene che come presidente dell’Iri non aveva svolto alcun ruolo nella cessione dell’Italtel alla Siemens che si concretizzò il 12 maggio 1994. Smarcandosi così da qualsiasi storia poco chiara che potrebbe aver caratterizzato la cessione. A iniziare dai sospetti avanzati nelle indagini della procura di Bolzano. Eppure alcune lettere, almeno tre, contraddicono il presidente del Consiglio. Quantomeno nelle intenzioni.
Innanzitutto Prodi come presidente di Iri sapeva perfettamente che Siemens stava definendo il memorandum d’intesa con la Stet che controllava Italtel. E coltivava rapporti amicali con i vertici di Siemens. Il Giornale ha infatti individuato una lettera indirizzata proprio al professor Prodi e risalente a fine gennaio del 1994. Siamo cioè tre mesi prima che Stet e Siemens formalizzassero l’accordo. L’autore della lettera è poi uno dei protagonisti dell’acquisizione. Si tratta infatti di Jur Heinrich von Pierer, all’epoca potentissimo presidente di Siemens Ag e oggi guru economico del cancelliere tedesco Angela Merkel.
Ebbene in questa prima missiva von Pierer si riferisce ampiamente all’accordo sull’azionariato della società comune «tra Italtel e Siemens telecomunicazioni» che dovrebbero firmare sia Michele Tedeschi, all’epoca ad di Stet, ovvero sottoposto dell’allora presidente dell’Iri Prodi, sia l’omologo del gruppo Siemens, Hardt.
Il secondo documento, firmato sempre dal timoniere di Siemens von Pierer, è la bozza di un’altra importante lettera indirizzata sempre a Prodi e datata 16 maggio 1994, ovvero appena quattro giorni dopo l’accordo. E infatti anche in questa corrispondenza ci si riferisce alla joint venture appena formalizzata. E von Pierer, visto che ormai l’affare è concluso, a mano annota «di invitare anche le mogli di Prodi e Tedeschi a Monaco». Magari per una gita di piacere. Come se fossero vecchi amici. Del resto von Pierer coltivava relazioni ad altissimo livello, tanto che un mese prima della firma del 12 maggio, aveva voluto ringraziare nero su bianco il cancelliere tedesco Helmut Kohl «per l’appoggio» avuto nell’operazione. E se oggi Palazzo Chigi sostiene l’autonomia di Stet nella cessione di Italtel viene smentito proprio in questa missiva a Kohl nella quale von Pierer fa anche riferimento a una lettera che lo stesso aveva mandato all’allora presidente del Consiglio italiano Giuliano Amato per sostenere «la cooperazione tra Siemens e Italtel».
La posizione di Prodi è stata invece quella di escludere qualsiasi coinvolgimento nell’operazione Italtel. La prima presa di distanza risale al 14 dicembre scorso. A Montecitorio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, negò qualsiasi ruolo di Prodi rispondendo, e solo in parte, a un’interrogazione parlamentare di Michaela Biancofiore (Forza Italia). «La decisione in merito - disse in aula - rientra e rientrava nell’esclusiva sfera di valutazione e di decisione - dati i rapporti esistenti all'interno del gruppo Iri - della società interessata (Italtel) e della sua controllante Stet Spa, società quotata in Borsa. La capogruppo Iri Spa è stata oggetto esclusivamente di una informativa».
Nessun accenno quindi alle lettere a Prodi prima della firma dell’accordo. Solo una informativa, un report inviato all’Iri senza nemmeno indicare il destinatario di questo documento. La posizione è stata ribadita anche mercoledì nel comunicato ufficiale di palazzo Chigi dopo la prima puntata della nostra inchiesta. Gli inquirenti a Bolzano ritengono invece che non solo Prodi conosceva perfettamente l’operazione Siemens-Italtel ma che era anche favorevole ai tedeschi rispetto agli altri concorrenti. Come emerge da altra documentazione al vaglio dei magistrati altotesini e di quelli di Monaco di Baviera.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it
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