Siena ingorda si porta a casa la terza coppa Italia

Arsenico senese e vecchi merletti intorno alla terza coppa Italia consecutiva vinta dal Montepaschi che per avvelenare Cantù ci ha messo tutta l'arte sua liberandosi dall'angoscia a 58 secondi dalla fine quando Nikolaos Zisis, la mente della finale, l'uomo di Salonicco che produce vini in Veneto, ha colpito al cuore quello che rimaneva dell'orgoglio Bennet: 79-72 il verdetto.
Doveva essere una finale capace di ripulire l'acqua del fiume torinese che non era mai stata limpida in queste giornate di coppa, anche se il pubblico ha risposto bene, e ci è riuscita quasi più della elegante festa spagnola giocata davanti al re e vinta 68-60 dal Barcellona sul Real di un Messina che non riesce a togliersi dalla spalla la scimmia blaugrana come Mourinho.
A Torino hanno visto attacchi migliori, ma, come succede in tempi di carestia, fisica o tecnica, è il peperoncino della difesa che decide tutto: Cantù che è stata spesso avanti si è trovata mentalmente prosciugata quando aveva bisogno di essere davvero Cassius Clay come voleva il suo eccellente allenatore Trinchieri che nel prepartita aveva proprio mostrato il filmato sul re dei re del pugilato contro Foreman. Forse anche Pianigiani aveva curato questo aspetto della danza come farfalle intorno all'avversario arrivando a pungere quando loro erano al limite. Così è stato e le 15 palle perdute da Cantù hanno deciso più delle percentuali di tiro. I particolari sul generale e se Trinchieri ha avuto il massimo dal suo Leunen leone, testa e classe, il Pianigiani ha ritrovato la vecchia guardia: Lavrinovic come boia della Torre, Stonerook come falconiere reale, Kaukenas come incursore oltre i limiti, Carraretto, una bellissima partita di questo veterano che diventa sempre più solido mentalmente, il marcatore per togliere a Mazzarino la luce di cui aveva bisogno, l'acqua dove nuotare, e Zisis unico regista disponibile come luce in ogni galleria con dossi presentati dalla tattica cantuchiana. La difesa che ha mandato in corto Micov un talentone bruciato dal primo fallo tecnico della carriera quando c'era più bisogno della sua lucidita.
Lavrinovic e la schiena imbustata, ma quando ci sono trote da prendere nel grande fiume lui arriva con la sua bella faccia da lituano che soffre, non può non seguire l'esempio di Manitù Stonerook che gli regala come faceva con McIntyre il premio come migliore della finale.
Siena e la sua legge su una Bennet che aveva quasi tutto per portare la prima coppa Italia nella sua ricca bacheca, ma non l'energia globale del gruppo per resistere alla pressione di una difesa sempre solida che è diventata decisiva a 3'50" dalla fine sul tiro da 3 di Mazzzarino che ricuciva ad un solo canestro di distanza.
Ci voleva fede e Siena ne ha sempre avuta anche adesso che i suoi pensieri sono tutti rivolti all'Europa, ora che la salute di gruppo non è davvero buona. Cantù avrebbe avuto bisogno di un Marconato a tempo pieno, ma il vecio leon pur dando molto non poteva bastare. Oertner aveva voglia di spaccare tutto, ma lui, come Markoishvili e lo stesso Mivoc, sono andati per la tangente e con Siena ogni regalo diventa veleno per la tua testa, un merletto in più sulla strada fra i tuoi sogni e i loro trofei.