Sigilli a 400 banche clandestine per immigrati

da Milano

Dall’Italia un sistema «parabancario» abusivo, parallelo a quello tradizionale, movimenta enormi somme di denaro fuori da qualsiasi controllo. È quanto emerge da un’indagine della Direzione nazionale antimafia che con la Procura di Ancona e la Guardia di finanza ha individuato 410 agenzie di money transfer abusive e in piena attività. In questi negozi, in prevalenza rivendite di tabacchi, ricevitorie del lotto, phone center e internet point, sono transitate 280mila operazioni per 88 milioni di euro spediti all’estero senza verifiche.
Così 431 persone sono stati denunciate per esercizio abusivo dell’attività finanziaria e 61 per omessa istituzione dell’archivio informatico. Si tratta anche di capire il ruolo e l’eventuale complicità delle società mandatarie, in Italia in totale ne esistono 27, che hanno affidato la raccolta di denaro a queste 410 subagenzie che esercitavano abusivamente l’attività finanziaria.
Insomma, un mare di soldi nel quale si trova di tutto. A iniziare dai movimenti finanziari di terroristi legati al fondamentalismo islamico. Le Fiamme gialle, il Valutario di Roma e il comando provinciale di Ancona, hanno infatti spulciato tra i tanti immigrati che sceglievano queste agenzie illegali, individuando tre algerini già presenti nella black list dell’Onu e dell’Ue per il blocco dei loro beni essendo dei presunti terroristi o finanziatori dell’estremismo islamico. Invece i tre, già pregiudicati in Italia, grazie alle agenzie abusive, trasferivano soldi senza problemi. Il primo ha inviato 1.450 euro in due rate, il secondo ha compiuto un trasferimento da 170 euro, l’ultimo da 85. È vero che si tratta di somme assai limitate ma in genere, come ha osservato anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, si preferisce polverizzare le somme per sfuggire ai controlli. Più i trasferimenti sono di somme modeste più infatti è alta la probabilità che le verifiche non «leggano» i passaggi di denaro.
In realtà i money transfer in Italia sono una realtà che sfugge ancora a un sistema di controllo capillare. Eppure in Italia in poco più di un decennio le agenzie si sono moltiplicate arrivando a 25mila con una rete tanto capillare da essere tre volte più ampia degli uffici delle Poste che raccoglie somme impressionanti. Nel nostro Paese solo nel 2005 è transitato per i money transfer italiani qualcosa come 1 miliardo e quattrocento milioni di euro. Subito dopo gli Stati Uniti, l’Italia è infatti il Paese al mondo in cui si fa più uso del money transfer. La raccolta di denaro è così quasi doppia di quella del sistema bancario tradizionale. Stando ai dati della Gdf, nel 2005 gli immigrati in Italia hanno inviato quasi 1,6 miliardi in Europa, 702 milioni in Asia, 168 milioni in America, 12 milioni in Africa. Dal settembre 2002 al marzo 2006 sono state quasi 1,8 milioni le transazioni di denaro contante monitorate dalla Guardia di finanza. Di queste la quasi totalità (il 92%) era in uscita dal Paese. Grasso ci tiene quindi a sottolineare i «risultati strabilianti che ci hanno consentito di far luce su un sistema bancario alternativo che non rispetta le regole e rischia di mettere in crisi anche quello legale. C'è un gigantesco sistema che aggira tutte le norme antiriciclaggio messe su dal nostro Paese, flussi di denaro enormi che prendono una strada completamente abusiva, bisognerà porvi rimedio velocemente, senza creare allarmismi».
Le indagini sono quindi appena avviate e il monitoraggio si è infatti già esteso anche alle altre agenzie. Secondo gli inquirenti della Finanza il 30%, ovvero 8mila centri di raccolta, dovrebbe essere illegale. Non in regola cioè con le necessarie autorizzazioni e con il Testo unico delle leggi bancarie. «L’attività ha interessato direttamente la sicurezza del sistema finanziario del Paese - afferma il comandante del Valutario, il colonnello Bruno Buratti -. C’è il fondato pericolo che tali circuiti siano utilizzati per finalità illecite di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo».
Stando ai dati della Gdf, nel 2005 gli immigrati in Italia hanno inviato quasi 1,6 miliardi in Europa, 702 milioni in Asia, 168 milioni in America, 12 milioni in Africa. Dal settembre 2002 al marzo 2006 sono state quasi 1,8 milioni le transazioni di denaro contante monitorate dalla Guardia di finanza. Di queste la quasi totalità (il 92%) era in uscita dal nostro Paese. Ma qui i controlli scarseggiano.
È quindi troppo facile ricordare le disposizioni del governo per aumentare i controlli sui conti nel sistema bancario tradizionale e raffrontarli con quelli sul sistema di rimesse all’estero. Che rimangono tabù. O quasi.