Con «Sigismondo» si rivaluta il Rossini «serio»

«Siamo qui anche questanno. E questo, coll’aria che tira, è già un risultato». Non c’è solo sollievo, ma orgoglio dietro la considerazione di Gianfranco Mariotti. Il sovrintendente del più prestigioso festival lirico italiano è consapevole d’inaugurare la trentunesima edizione del Rossini Opera Festival (a Pesaro da domani al 22 agosto) «in sofferenza, come tutte le manifestazioni musicali. Ma senza aver ceduto un centimetro sul piano della qualità».
Promette di mantenere il consueto, altissimo livello culturale, la rassegna che da più di tre decenni si fregia d’aver riscoperto e imposto all’attenzione del mondo il Rossini serio. Quello delle opere drammatiche che, celeberrime durante la vita del compositore, furono superate in fama dalle buffe. Quest’anno tre i titoli che spiccano. Sigismondo, che per la direzione di Michele Mariotti e l’interpretazione di star come Daniela Barcellona e Olga Peretyatko riporterà al festival l’applauditissimo regista Damiano Michieletto (già trionfatore con Gazza ladra e Scala di seta). Quindi Demetrio e Polibio, che diretto da Corrado Rovaris inaugurerà una nuova formula produttiva (scene e costumi saranno affidati agli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Urbino). Infine il ritorno del kolossal Cenerentola con la regia di Luca Ronconi, ambientata in un 1930 a metà fra Hollywood e Futurismo per la direzione musicale di Yves Abel, e per il canto di Kate Aldrich e Paolo Bordogna.
«Il caso del Festival è unico in Italia - riflette Mariotti -; la formula che lo caratterizza (recuperare lo spartito originale delle opere dimenticate di Rossini e rimetterle in scena) ha fatto sì che oggi, coi suoi 14 milioni di euro e un indotto imponente sul territorio, il festival produca più di quanto costi. E goda d’una rara notorietà internazionale: a Pesaro due spettatori su tre sono stranieri». Il fiore all'occhiello dell’imminente edizione sarà Sigismondo: «Mai rappresentata al festival, e atteso per con particolare interesse - spiega il direttore artistico Alberto Zedda -; difficile prevedere che impatto sortirà questa musica quasi sconosciuta nei tempi moderni. Ma il bello di Rossini è questo: riserva sorprese continue. Anche a chi crede di possederlo già tutto».