Il «Siglo de oro» del Gran Lombardo

Fra le recenti riscoperte «gaddiane» si segnalano tre traduzioni dallo spagnolo, di cui compare il testo a fronte, che saranno ripubblicate tra poco da Bompiani con il titolo La verità sospetta (pagg. 406, euro 9). A ben guardare, nel 2001, era già uscito un saggio di Federico Bertoni che indagava uno dei territori più trascurati dell’opera di Gadda, dove si definisce la sua primaria ambizione, la forza generativa della sua scrittura: «inventare» un modello possibile della realtà e cogliere così, mediante le parole, la verità multiforme e sfuggente delle cose. Per la curatela di Manuela Benuzzi Billeter usciranno a settembre i testi su cui rifletteva, con ampio respiro, quel saggio. Testi che mostrano l’incontro fra Carlo Emilio Gadda e il Seicento spagnolo, il «Siglo de oro», lo splendente universo barocco e picaresco, in cui egli ha prescelto tre figure: Quevedo, Salas Barbadillo, Ruiz de Alarcón, per colloquiare con loro nel ruolo di traduttore-inventore. Perché proprio quei tre scrittori? Perché qualcosa di importante per Gadda li accomuna: la resa dell’ambiguo rapporto tra menzogna e verità nello straordinario carnevale che è la vita. Con queste tre traduzioni (stampate le prime due nel 1941, l’altra nel 1957) il Gadda scrittore, i cui trascorsi argentini spiegano la sua dimestichezza con lo spagnolo, continua a sorprenderci.