Il Signor Tabucchi risponde sul palco del Filodrammatici

Viaggio simbolico all’interno del Novecento con Dettori e la Nuti fra le magiche opere dello scrittore pisano

Valentina Fontana

Antonio Tabucchi al Filodrammatici. Non solo due produzioni allestite intorno ai suoi testi, non solo incontri e film legati al progetto «Cantiere Novecento» a lui dedicato. Il grande scrittore pisano oggi alle 18 sarà sul palco a dissertare sulla propria opera e sul senso dello scrivere.
Un incontro che corona un percorso di esplorazione del suo pensiero, ma soprattutto il desiderio, espresso dal direttore artistico del teatro Emilio Russo, di stimolare lo spettatore ad approfondire l'opera di uno dei più grandi autori europei del Novecento.
Il viaggio nell'universo letterario di Tabucchi parte dai suoi testi, dai temi a lui più cari, dalla lettura scenica di quei libri, da Sostiene Pereira a Si sta facendo sempre più tardi, da Gli ultimi giorni di Ferdinando Pessoa a Piazza d'Italia e Sogni di sogni, in cui emerge quel tutto oscillante tra sogno e realtà.
Così Il Signor Tabucchi è desiderato al telefono «è un percorso che toglie l'uomo dalla realtà - sottolinea Gian Carlo Dettori, protagonista insieme alla moglie Franca Nuti -, e lo pone nel sogno come alternativa a una vita che sta diventando sempre più un'aggressione. Il testo racconta tutto ciò che nella vita accade non rapportabile al quotidiano. Si tratta di un dialogo metafisico tra due personaggi, emblematicamente lui e lei, che si confrontano con pagine e storie contemporaneamente legate all'istante e alla più ampia e inspiegabile dimensione dell'esistere».
Ecco allora che se Freud è l'interprete dei sogni, «in questo sogno - continua Dettori - Freud sogna di essere una sua paziente e finalmente, per la prima volta, incontra alcuni temi aggressori della donna, da sempre oggetto di sua analisi».
«Antonio Tabucchi scrive», così inizia in scena Dettori e così l'attore che per anni ha lavorato con Strehler descrive la sua lettura drammatica di Tabucchi, «quella tecnica approfondita per anni con il maestro Strehler, l'ultimo stadio per un attore in cui tutti i codici sono definiti, in cui tutto è detto».
«Si tratta di una tecnica che prevede l'esposizione assoluta dei personaggi - precisa l'attore - che sono liberi dal ricatto scenico, ovvero lasciano al pubblico lo stimolo, la follia di costruirsi la progettazione del luogo artistico, lasciano che il pubblico li metta costantemente in scena. È un modo molto trasgressivo ma allo stesso tempo molto colto, raffinato, studiato per cinquant’anni».
Così come colta e raffinata è la terza voce in scena, il pianoforte di Vicky Shaetzinger, che si inserisce nello spettacolo in un modo assoluto.
«Ci siamo spinti a trovare le corrispondenze musicali colte - spiega ancora Dettori -, a ogni momento letterario corrisponde lo stesso momento musicale. Così nel monologo di Pessoa (visto naturalmente dal suo massimo traduttore Tabucchi), che sul letto di morte rivendica la crudeltà di una sola vita, lo stesso conflitto interiore viene espresso anche musicalmente. Ve ne sono parecchie di queste reiterazioni del concetto letterario, espresse musicalmente con brani diversi, da Chopin al jazz, fino alla tradizione popolare».
Da un spettacolo che Dettori ama definire «piccolo ma che appartiene alla scorretta definizione dell'attore che ha capito qualcosa», il viaggio nel pensiero di Tabucchi prosegue con i Dialoghi Mancati, due atti unici Il Signor Pirandello è desiderato al telefono e Il Tempo stringe - in scena dal 19 al 6 novembre - diretti da Claudio Beccari e interpretati da Marco Balbi, Paolo Bessegato e Natale Ciravolo . Assenza, solitudine e doppio segnano le due opere.