«La signora che non ha specchi»

Sei stato duro con la tua Genova, Massimiliano. Duro fino a sbatterla all'angolo, senza pietà per troppa pietas. L'hai acchiappata in questo tramonto di idee e le hai vomitato addosso quella rabbia d'amore che prende allo stomaco e magari fa il miracolo. Furia per tanta bellezza dimenticata, furia per una mediocrità divenuta consuetudine. Furia. Una scrollata al politicamente corretto e al Genova style che scambia l'identità con l'incomunicabilità. Il senso sta ingabbiato lì, nel coraggio si svincolarsi dall'uso consumato e compiaciuto per accendere trasversalità. Serve parlare a muso duro come hai fatto? Serve scrivere che ami Loredana? Serve stravolgere il codice di una comunicazione che ha il consenso tacito? E qui che devi aspettare al varco questa Genova delle risposte alla Godot, che incassa il pugno allo stomaco e non può più permettersi di restare in apnea. Non deve. Una soluzione politica? Può esserci, certo. Ma prima di tutto è questo canto lungo ad aprire il cervello e ribaltare gli approcci che può fare la differenza. Tu ci provi da anni a rovesciare i cannocchiali e postarli su tutti i forti della città. Per traguardare porto, infrastrutture, cultura, pasticciacci più o meno enfatizzati. A dare calci negli stinchi e plaudire quasi a sfiorare il melenso. Scrivi righe stupendoti della Genova che affolla il Ducale per le Crociate e lanci messaggi in bottiglia sulle note di De André e Fossati. Un cambio di marcia giocato su tutte le corde di questa Superba signora che deve resettarsi, e già costringerla allo specchio è una buona provocazione. Comunicazione obliqua, trasversale, rovesciata. Comunicazione esagerata, dilatata per trovare l'anello che non tiene e fare leva. A stanare impeto e orgoglio e connettersi all'intimo. Che toccare cuore e mente non è mai banale o retorico o natalizio. E proprio fra tanti giochetti, accordi e ammiccamenti di prassi, ha senso puntare dritto lì, per riguadagnare, non da sognatori, rotta e futuro.