«Per la Signora dalle Camelie rompo il tabù della fiction»

Francesca Neri protagonista su Canale 5 della miniserie tratta da Dumas. Nel cast Sergio Muniz

Paolo Scotti

da Roma

Le eroine passano mai di moda? Dipende dalle mode. Se il romanticismo fosse ancora moneta corrente, ad esempio, un’eroina come questa - capace d'immolarsi per amore, consunta dalla tisi tra profumi di bianche camelie - farebbe furore. Ma dopo le tempeste del femminismo, dopo la volgarità cinica dei reality, pensate che possa ancora commuovere un’eroina come La Signora dalle Camelie? «Io la trovo un personaggio più moderno che mai - ribatte Francesca Neri -. Sfido qualunque attrice, e qualunque donna, a non desiderare di vivere una storia come la sua. A non dichiararsi pronta al sacrificio di sé, per amore del proprio uomo». Chissà. Sta di fatto che dopo i flop di due fiction importanti come Callas e Onassis e Sacco e Vanzetti, Mediaset punta tutto sulla seduzione un po’ «rétro» dell’eterna Margherita Gautier, lanciando stasera e domani su Canale 5 una fastosa (e ambiziosa) «libera trattazione» del romanzo di Dumas figlio. Dove per «libera» s’intende una storia ritoccata, che pasticcia un po’ tra Dumas e Verdi (lei si chiama Margherita come nel libro, lui Alfredo come nell’opera), che sposta l’azione dal demi-monde parigino alla Cremona risorgimentale (infilandoci dentro anche un po’ di Senso di Visconti), che si dà per titolo quello corrente, ma sbagliato (l’esatto è «La Signora dalle, non delle Camelie), e che infine avvolge il tutto in una colonna sonora di ispirazione volutamente verdiana.
«Ma la novità vera di questo film sta nel cast - fa notare il responsabile della fiction Mediaset, Francesco Pincelli -. Già sappiamo che qualcuno storcerà il naso davanti all’accostamento di un’attrice sofisticata come la Neri con un debuttante assoluto come Sergio Muniz, che non ha mai recitato in vita sua e che è famoso solo per aver vinto la seconda edizione dell’Isola dei famosi». «La verità è che hanno entrambi la faccia giusta - ribatte il produttore Guido De Angelis -: lei è carismatica e moderna; lui giovane e romantico. Perfetti, insomma».
Che fascino trova, allora, un’attrice così moderna in un ruolo tanto classico? E tale da spingerla a debuttare, finalmente, in una fiction tv? «Insieme ad Anna Karenina, Madame Bovary e Mata Hari, Margherita è uno di quei ruoli che qualsiasi attrice sogna di interpretare almeno una volta nella vita - confessa la Neri -. Eppoi desideravo anche misurarmi in un film in costume. Ciò che più mi affascina del personaggio è proprio il sacrificio che affronta, e il cambiamento che opera trasformandosi da donna frivola e superficiale in amante consapevole e generosa». Quanto alla tv, l’attrice (che farà anche una breve apparizione nel prossimo film di Pupi Avati, La cena per farli incontrare) nega d’averla mai guardata dall’alto in basso: «Non l’ho mai fatta non per snobismo, ma solo perché non trovavo il personaggio giusto». E il rapporto col bel Muniz, ex fotomodello con ambizioni attorali (sta già girando un altro film, stavolta nei panni di Giovanni Borgia, figlio di Papa Alessandro VI)? «Quando ho saputo che Alfredo sarebbe stato lui, mi sono terrorizzata: non aveva mai recitato. Poi però mi ha stupito: è un puro, non guastato dal successo, pronto ad imparare. Perfetto per il ruolo».
Circa i cambiamenti al soggetto originale, e al rischio che possano infastidire soprattutto i melomani, che della Traviata sanno tutto, «non forniva materiale sufficiente a riempire i 200 minuti del racconto» è la spiegazione del regista Ludovico Gasparini. «E poi il pubblico delle fiction è abituato a storie italiane - aggiunge De Angelis -. Coniugare così il Dumas francese col Verdi risorgimentale ci è parsa la soluzione migliore».