La signora dello yoga: risveglio spirituale anche facendo shopping

In visita per la prima volta a Milano Parvathi Nanda Nath: «L’energia dei vostri luoghi mi ricorda l’India»

È indiana del Bihar ma vive in Pennsylvania, ha un marito americano, tre figlie e si chiama Parvathi come la dea sposa di Shiva, il signore dello yoga. Inevitabile che sia un'insegnante di yoga di alto livello, rappresentante di una tradizione, quella delle yogini, ancora poco nota in occidente. Sta girando l'Europa per tenere conferenze e seminari (Svizzera, Spagna, Francia e Olanda in calendario) e diffondere la visione autentica del tantrismo kashmiro. Durante una breve sosta a Milano, Parvathi Nanda Nath ha tenuto una conferenza alla Galleria Venti Correnti, a chiusura di un ciclo di quattro incontri sul tema «Il potere della Shakti, l'energia femminile dell'universo» curato da Elisabetta Campeti dell'associazione Aurora in collaborazione con la Libreria Azalai. È la prima volta che viene a Milano, ma in Italia era già stata. Dice che l'energia dei nostri luoghi le ricorda l'India.
In Occidente tutti parlano di yoga, secondo lei in modo appropriato?
«Innanzitutto lo yoga va incontro a equivoci essendo un sistema filosofico paradossale e sofisticato, poi bisogna considerare che riunisce numerose aree di apprendimento e per questo attrae persone diversissime tra loro. Negli Usa sta accadendo che dalla disciplina nella sua interezza vengono estratti alcuni frammenti specifici: un frammento va bene per chi è orientato alla cultura fisica, un altro accende l'interesse della comunità medica, un altro ancora attrae chi si occupa di studi sulla coscienza. Ma nulla può sopravvivere nella frammentazione».
Da noi l'accento cade sugli aspetti fisici dello yoga...
«Vedo. Si fa un gran parlare di yoga fisico, di allineamento posturale. Mi sembra un modo di trasformare lo yoga in oggetto di consumo, asservendolo ai propri desideri. È vero, lo yoga non appartiene a una determinata cultura o a una certa epoca, eppure non può essere separato dalla sua origine. È necessario avvicinarsi a esso con la disponibilità a onorarlo, con un senso di reverenza per la sua complessità e interezza».
Vogliamo parlare del tantra?
«Vivendo negli Stati Uniti mi sono domandata spesso se utilizzare la parola “tantra”, così abusata e incompresa. Il tantrismo è in realtà una disciplina molto vasta. In India diciamo che lo yoga emerge dal tantra come una parte dalla totalità. Personalmente sono stata educata all'interno di un sistema che valorizza l'aspetto del femminino sacro e il suo potere. Ma non si tratta di un insegnamento riservato alle donne. E quando parlo di potere non mi riferisco a un dominio sulle cose, ma a quel movimento che è in armonia con le forze della natura. Un aspetto importante di ciò che insegno è la purificazione, parola che nel tantra non ha valenza morale, ma significa ritorno alla sorgente originaria: purificare la mente finché non emerge la luce della coscienza».
È un insegnamento connesso a pratiche sessuali?
«Questa è l'idea predominante, ma si tratta di una evidente distorsione. Il tantra integra la sfera sessuale poiché essa rappresenta una energia antica e dirompente all'interno dell'esperienza umana. Dal punto di vista storico lo yoga classico era una via riservata ai monaci rinuncianti, mentre il tantra veniva praticato da coloro che rimanevano nel mondo. Questa visione rivoluzionaria permetteva la continuazione di rapporti sul piano fisico ed emozionale proclamando al contempo la possibilità del risveglio della coscienza attraverso i sensi».
Una possibilità reale?
«Certo, per il tantrico il risveglio spirituale è possibile facendo shopping, o mangiando un sandwich! Allora perché escludere la sessualità? Ma oggigiorno in occidente questo aspetto del tantrismo non suona nemmeno più tanto rivoluzionario e quindi non lo metterei al centro della riflessione. Se attraverso il tantra si arriva a comprendere meglio il proprio corpo e quello del partner, e ad approfondire la relazione, ciò è un bene».