La Signora sfida Henry e i suoi cannoni

Per Wenger la Champions è una vendetta sul Chelsea. Per la Juve l’eterna chimera

Tony Damascelli

nostro inviato a Londra

Si chiama Arsenal perchè il club venne fondato laddove stava la polveriera di Londra. La conferma è evidente con quel cannone che è ricamato sul petto dei gunners, appunto il loro soprannome, agli ordini di Arsene(al) Wenger. Va da sè che questo sia, anzi è l’ambiente che aspetta la Juventus stasera, perchè la champions per Fabio Capello e la sua brigata è davvero una polveriera. Il vento di Londra è stato furioso per tutto il lunedì, gli aerei sopra gli aeroporti della capitale hanno girato per ore alla ricerca del corridoio giusto e umano, la pioggia quasi di polvere anche quella, prima del solicello di tardo pomeriggio, ha reso tutto very british anche se di inglese, a leggere bene i nomi e i cognomi c’è ben poco, anzi nulla di qua e di là, a parte certi snobismi di lessico. Per la cronaca gli italiani sono tre e mezzo, Buffon, Cannavaro, Zambrotta e l’oriundo Camoranesi.
La Juventus ha dovuto cambiare il programma di trasferimento proprio a causa del maltempo europeo, Capello ha dato un’occhiata all’orologio e ha deciso di far allenare la squadra a Torino per poi partire nel pomeriggio verso l’Inghilterra e qui atterrare a un’ora e mezza da Londra, nello scalo di Stanstead perchè gli inglesi rispettano le norme, anzi sono rigidissimi, i charter stiano lontano dagli aeroporti principali. Così la brigata juventina ha scelto di aspettare la partita in un albergo fuori città e dovrà fare i conti con lo stesso percorso nel dopopartita. I G14 non possono alzare la voce, hanno voluto la bicicletta e allora pedalino.
A proposito di pedalate: Capello deve andare in salita, niente Del Piero, niente Nedved, il resto della squadra non sta come dovrebbe, segnali di fumo grigio sia in champions sia in campionato, le scelte del tecnico non sono piaciute del tutto, stasera la Juventus può perdere ma non può sbagliare ancora. Il motivetto che piace tanto è la sfida degli ex, Henry di là, Vieira di qua, entrambi francesi, entrambi scolari di Wenger, entrambi spediti in Inghilterra per le schizofrenie dei nostri allenatori e uomini di mercato: Vieira era ritenuto acerbo e lento per il Milan, Henry inadatto a giocare di punta per Ancelotti.
La Juventus ha pagato ventidue milioni di euro per il centrocampista e per Henry il Barcellona e l’Inter sono pronti a metterne molti di più. Wenger sa che la champions potrebbe rappresentare la vendetta dei gunners ai signorotti del Chelsea fatti fuori dal Barcellona, Capello al tempo stesso sa che la società che lo stipendia sogna questo torneo da sempre ma con questo torneo ha un rapporto difficilissimo. Insomma ci risiamo con la partita della svolta, con la sfida che deve dire tutta la verità. Sempre aspettando il ritorno di mercoledì 5, una settimana soltanto per conoscere la semifinalista.
Le ultime fotografie juventine non fanno sperare, la squadra è affaticata, lenta, prevedibile e le scelte prese dall’allenatore non sono state convincenti sempre, specialmente quelle riservate al centrocampo. Vieira è ritenuto intoccabile, altri che si sono espressi in quella zona, con minor censo e minor conto corrente bancario da Blasi a Giannichedda, sono tornati tra le riserve, perchè questo è il termine giusto, al di là delle solite parole sul turn over, il gruppo, il collettivo. C’è la strana sensazione che la Juventus debba lottare stasera soprattutto contro se stessa. In Inghilterra quasi mai nella storia ha saputo offrire partite di qualità e di sostanza. Non è forse questo il momento di rispondere?
L’Arsenal ha eliminato negli ottavi il Real Madrid che in quei centoottanta minuti non è riuscito a segnare nemmeno un gol. Il punto di riferimento non è promettente. Capello è parso come sempre tosto in conferenza, rispedendo al mittente croato la millesima domanda su Ibrahimovic: «Gioca la Juve, non Ibrahimovic», Vieira al suo fianco ha promesso bella serata. Si dice così prima del ballo.