Le signore delle curve Sexy anche in montagna con i pattini e gli sci

Daniela Fedi

«La sola cosa sexy che ti può capitare vestita da sci è un maestro in crisi d’astinenza». Irritante finché si vuole ma difficile da smentire, questo assioma ha funestato le vacanze sulla neve di signore e signorine più portate allo slalom tra i fidanzati che a quello classico tra i paletti rossi e blu. Ultimamente, però, l’abbigliamento da montagna sta raggiungendo le vette del sex appeal su cui da sempre sventola la bandiera sgargiante del guardaroba da mare. Non a caso Carolina Kostner, medaglia di bronzo ai mondiali di pattinaggio artistico di Mosca e portabandiera dell’Italia alle imminenti Olimpiadi di Torino, si fa vestire da Cavalli. Maestro di stile e di cattivi pensieri, il designer toscano le ha preparato un succinto costumino da angelo per il recente galà sul ghiaccio di Bolzano e domenica prossima passerà l’intera giornata in atelier con lei e la moglie Eva per discutere dei quattro costumi che ha disegnato in vista delle gare olimpiche.
«Saranno bellissimi - promette Eva Cavalli - i nostri classici abiti da sera pieni di tagli, ricami e paillettes semplicemente più corti e cuciti in modo da garantire la massima libertà di movimento». Nata a Dornbiern, cittadina montana poco distante da Lech, paradiso austriaco dello sci, la signora Cavalli è talmente appassionata di sport invernali che ha sciato perfino a Dubai durante le recenti vacanze di Natale. E mentre scendeva sulla neve artificiale in mezzo al deserto come al solito ha pensato che lei e il marito dovrebbero lanciare una linea di abbigliamento da montagna. «Oggi non c’è più bisogno d’imbottirsi come l’omino della Michelin per stare caldi - dice - ci sono microfibre stupende, fodere impermeabili e imbottiture speciali che non fanno spessore e mettono in risalto le forme del corpo».
Dello stesso avviso sono gli uffici stile di marchi come Colmar, Fila e Moncler specializzati in abbigliamento tecnico da neve. Colmar, per esempio, gloriosa divisa della Valanga Azzurra negli anni ’70, ha lanciato per l’inverno in corso una linea ispirata alla vincente manifestazione sportiva Fis Carving Cup. L’uso di materiali avveniristici che sopportano le più estreme condizioni climatiche non ha comunque impedito tagli e modellature super aderenti. Lo stesso si può dire della collezione Moncler che comprende perfino il cappottino imbottito per cani freddolosi e che ha trasformato i classici piumini un tempo cari ad atleti come Jean Claude Killy e ai paninari in generale, in capi modaioli tipicamente francesi come una giacca di Chanel.
«Questo vuole il mercato» spiega Graziano Gianelli, amministratore delegato del gruppo che produce Geo Spirit, Peuterey e Kejo: i marchi di culto dello sportswear d’alta gamma. «È cambiato l’atteggiamento verso lo sport attivo - continua - sempre più gente va in montagna ma non scia e anche i cosiddetti “mangianeve” preferiscono indossare stati d’animo invece delle solite tute che farebbero la forma a damigiana perfino sulla donna più bella del mondo». Infatti Geo Spirit, azienda fondata ad Altopascio da un pool di amici provenienti dall’abbigliamento tecnico che più sportivo non si può, a un certo punto ha allargato il raggio d’azione: dal prodotto di nicchia al progetto moda in tutte le sue sfumature. Risultato? Non si contano le copie, ma soprattutto in due anni il fatturato è passato da 13 milioni di euro ai circa 100 milioni attuali.
Resta da capire se tutta questa attenzione all’eleganza e al sex appeal in pista sia simmetrica alla preparazione sportiva. Prada ha risolto brillantemente il problema con il progetto «The Leading Ski Schools» che prevede una strettissima collaborazione tra l’ufficio stile e le migliori scuole di sci del mondo per progettare prima e sperimentare poi i capi della griffe destinati al mondo della neve. Mentre Ermanno Scervino che tra l’altro veste la squadra russa per le Olimpiadi di Torino si avvale della sua esperienza diretta di accanito frequentatore delle piste di Cortina. Grazie a lui già vent’anni fa se non di più le belle iscritte al prestigioso club cortinese «Sci 18» affrontavano le nere in Tofana come le «vasche» in Corso Italia con poche e sensualissime cose addosso. «C’è poco da fare - dice lo stilista - per essere sexy bisogna scoprirsi molto oppure mettersi dei capi molto aderenti. Del resto non è affatto detto che la donna-lupo coperta di pelliccia dalla testa ai piedi scii meglio di un’erotica Cappuccetto Rosso delle nevi con tanto di ombelico al vento».