Il signore delle etichette partito da Cuneo e sbarcato negli Stati Uniti

Luciano Cillario «veste» oltre 11 miliardi di bottiglie l’anno Ed è il numero uno al mondo per liquori e vini di pregio

Stampa etichette di gran pregio. Undici miliardi e centotredici milioni di pezzi all'anno, più di cinquanta milioni al giorno. Etichette molto complesse e di alta qualità dei brand più noti nel settore degli spirits: Johnnie Walker, J&B, Tanqueray, Martini, Campari, Ramazzotti, Smirnoff, Havana Club, Baileys. Ed oltre ai liquori, anche quelle nel campo degli spumanti, vini, cioccolate, olii, birre, acque minerali. Etichette in carta e colla e autoadesive. Ma grazie a questa attività di nicchia svolta in un paesino mezzo sconosciuto situato tra le splendide colline della Langa piemontese, Bene Vagienna, in provincia di Cuneo, l'Eurostampa è la numero uno al mondo nelle etichette per gli alcolici. E ora sta dando l'assalto al mercato americano dopo avere rilevato poco più di due mesi fa a Cincinnati, nell'Ohio, una società specializzata proprio in etichette con una quarantina di dipendenti. E perché al di là dell'Atlantico? Negli Stati Uniti, commenta Luciano Cillario, «c'è molto spazio per le etichette di alta qualità».
Tutto in un nome. Originario di Alba e figlio di un rappresentante della Ferrero, Luciano Cillario è insieme al fratello Giuseppe uno dei due fondatori dell'Eurostampa che all'inizio, nel 1966, si chiama «Litografia salmourese» in quanto sorge a Salmour, sempre nel Cuneese, e fa un po' di tutto, dal cartone per conto terzi ai libri e alle etichette per le birre. Prende quello attuale tre anni più tardi, nel 1969, allorché il titolare di una cartotecnica che già esporta in Jugoslavia, dice brutalmente ai fratelli Cillario che quel nome «fa schifo» per riuscire a vendere fuori confine. E così i Cillario (in totale tre fratelli perché ad un certo punto si aggrega all'iniziativa anche il più piccolo, Gianfranco, un pilota della squadra acrobatica italiana con aerei monoposto) s'inventano un nome decisamente più adatto all'esportazione: Eurostampa. Meglio: Industria Grafica Eurostampa. E lo brevettano.
Classe 1943, uno zio paterno che è stato per 25 anni sindaco di Alba e poi parlamentare della Dc, Osvaldo Cagnasso, Luciano Cillario è un litografo. Studia alla scuola grafica dei salesiani al Colle Don Bosco, la scuola da dove sono usciti, dice con orgoglio, «i maestri della grafica italiana»: scuola al mattino, laboratorio nel pomeriggio. Ma quando finisce, la voglia di guadagnare è tanta da spingerlo ad affiancare subito il padre nel ruolo di rappresentante. Papà Mario segue la Ferrero, lui si occupa invece dei prodotti della Vegé, dal sapone al caffè. Si può dire del resto che quello del rappresentante sia un po' il mestiere di famiglia in quanto lo svolge anche il fratello maggiore, Giuseppe, di due anni più grande, con l'unica differenza che non si occupa di alimentari ma di un'azienda di cartotecnica che produce tra l'altro etichette. E nel 1966 Giuseppe e Luciano, quarantacinque anni in due, decidono che è giunto il momento di mettersi in proprio con un'impresa grafica. Ricorrendo spesso e volentieri ai debiti. Come fanno anche nel 1971 quando trasferiscono la sede dell'azienda a Bene Vagienna e comprano cinquemila metri di terreno e un capannone per 55 milioni di allora.
Maestri americani. Nel 1986 la prima svolta. I fratelli Cillario si specializzano nella produzione di etichette: birre, acque minerali, cioccolate. In carta e colla mentre solo nel 1999 entreranno nell'autoadesivo. Giuseppe segue le vendite, Luciano si occupa della gestione, Gianfranco, che è del 1946, della produzione anche se la sua passione resta il volo acrobatico. A metà degli anni ’90 la seconda svolta: Luciano va in California per cercare di stringere un accordo con un'azienda americana che realizza ottime etichette per vini e liquori. Dice: «Nel mondo della grafica non c'è niente di più difficile che produrre etichette. Quindi ho sempre seguito quelli più bravi di noi. E quell'azienda americana era davvero più brava». L'accordo poi non si farà, ma Luciano tornerà nel Cuneese con un chiodo fisso: «Dobbiamo diventare bravi come loro». Acquisendo le tecnologie più avanzate, aggiornando continuamente gli impianti, integrando sofisticate e particolari strutture molto spesso realizzate su misura, lavorando carte speciali comprate in Germania e Austria, attribuendo grande attenzione al dettaglio, studiando con i clienti soluzioni e materiali per nuovi progetti e packaging. Dalla tecnologia dell'oroflexo, cioè oro liquido stampato sulle etichette con un procedimento flexografico, alla fustellatura con tolleranze molto basse: se di norma è attorno allo 0,6, all'Eurostampa arrivano anche allo 0,2. Significa, spiega, Cillario, «qualità eccellente».
Successi hi tech. È un'innovazione costante. Nel gennaio 2007 ad esempio entra in funzione una macchina molto flessibile che permette, spiega, «di combinare i più svariati procedimenti di stampa, lavorazione e perfezionamento nel campo degli autoadesivi. Coniugando quantità e qualità. E adatta anche alle basse tirature in modo da fare fronte alle particolari esigenze dei produttori di vino». Ma insieme all'innovazione forte spinta viene data anche all'internazionalizzazione, in particolare negli ultimi due anni. Prima con una joint venture in Bulgaria, di recente con l'acquisizione negli Usa dopo avere lasciato perdere qualsiasi opportunità in Cina. Dice: «Troppa differenza culturale. E la qualità non è tra le priorità cinesi».
Sposato con Maria Agnese Gagna, cattolico praticante e devoto in particolare alla Madonna di Medjugorje, nonno di quattro nipotini e di un quinto in arrivo, impulsivo ma anche capace di dare vita in azienda ad una scuola di formazione con un docente del Politecnico di Torino, Riccardo Varvelli, in quanto, spiega, «manca la cultura del lavoro di squadra, del team», grande passione per la pesca alla traina del tonno con un sedici metri ancorato ad Alassio, Luciano Cillario è dal 2001 unico proprietario dell'azienda di cui è presidente e amministratore delegato.
Arrivano i figli. I dipendenti sono 295, il fatturato è di 47 milioni di euro di cui il 55% grazie all'export, la liquidità è di 18 milioni con gli utili, in media di 3-4 milioni, tutti investiti negli ultimi sei anni in azienda, mai un giorno di cassa integrazione. E le previsioni sono più che rosee. Proprio per questo motivo, Cillario ha al suo fianco tutti e tre i figli. Anzi, i primi due sono con lui già da una decina d'anni: Gianmario, 1973, ragioniere, segue le vendite nel mondo mentre Giuseppe, stesso nome dello zio, 1975, anche lui ragioniere, si occupa delle vendite in Europa. Il più giovane esponente della seconda generazione è Gianfranco, 1978, identico nome dello zio pilota, laurea in economia aziendale alla Liuc di Castellanza, quindi un master a Boston che non porta a termine in quanto papà lo vuole in azienda ad occuparsi del personale, infine responsabile da un paio di mesi dell'azienda americana. Dice papà Luciano: «Abbiamo molta carne al fuoco». Il nuovo quartiere generale di 26mila metri quadri, sempre a Bene Vagienna e operativo nel 2008 con un investimento di 20 milioni; uno stabilimento nuovo a Cincinnati; l'acquisizione dell'azienda bulgara, qualcosa forse in Sud America. «Cerchiamo di occupare spazi vuoti», commenta. E poi l'operazione più delicata di tutte: la successione. Per facilitare il passaggio generazionale, ha inserito in azienda anche un direttore generale che ha più o meno la sua stessa età, Ottorino Liuzzi. Ma pur avendo già le idee chiare in proposito, dice sbrigativamente: «Ci stiamo lavorando».
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