Il signore delle terme ha copiato gli antichi romani

Dalla cura al relax: "La nostra filosofia è farsi del bene divertendosi. I migliori? I tedeschi"

Mi scusi presidente, non vorrei sembrare offensivo, ma lei ha scoperto l'acqua calda. «Be', sì, non posso darle torto, abbiamo scoperto l'acqua calda o, come qualcuno dice, siamo tornati al trapassato remoto delle terme. Ciò che abbiamo fatto, mio fratello ed io è quello di riscoprire una modalità di accesso al benessere e alle terme che era invalsa nell'epoca romana imperiale, dove poco importava che l'acqua fosse necessariamente termale, ma si desiderava, piuttosto che fosse piacevolmente calda, sui trentasei gradi, vicina quindi alla temperatura corporea. Per farsi del bene divertendosi. E quella è diventata la nostra filosofia imprenditoriale».

Andrea Quadrio Curzio, ovvero, mister QC, ovvero il signore delle terme in Italia. Dieci centri benessere in location storiche e o altamente suggestive, complessivamente un milione di frequentatori o, meglio, ospiti, come ama definirli lui, all'anno.

Quarantotto anni, laurea in giurisprudenza, un'impresa edilizia di famiglia, la permanenza breve in uno studio legale e poi nel 1998, il grande tuffo. In acqua, appunto. «In realtà bisogna fare qualche passo indietro - racconta - e arrivare fino al 1982 quando mio padre acquista a Bormio la proprietà dei Bagni Vecchi, un impianto rigorosamente curativo, secondo la logica di quei tempi, con personale medico e paramedico, fanghi, balneoterapia, dove io stesso andavo a fare l'aerosol e mi annoiavo terribilmente. Due anni dopo mio padre viene a mancare, all'epoca io avevo tredici anni e mio fratello diciassette, così di fatto la proprietà rimane lì, senza alcun intervento fino al 1998 quando decidiamo di porvi mano e di cominciare a ristrutturarla. E qui, mi passi la battuta, lo facciamo con sudore. Sì perché l'idea di capovolgere il sistema termale ci viene dentro la grotta sudatoria naturale dei Bagni Vecchi, un percorso multi conico di ottanta metri scavato nella montagna dove ci accorgiamo che la gente si incammina volentieri, senza una ragione specifica. Senza scopi terapeutici, ma solo perché quel posto e quel percorso piacciono. Decidiamo quindi, in quel punto, di costruire una vasca panoramica e l'approccio dei frequentatori cambia, quello agli occhi della gente non è più, mi passi il termine, un tristanzuolo luogo di cura, ma comincia a divenire un posto più edonistico, dove si va per star bene, rilassarsi, tonificarsi».

E se è vero, come è vero che Andrea Quadrio Curzio parla di questo primo intervento come della pietra angolare, è altrettanto vero che da quella illuminazione, accesasi nel buio della grotta sudatoria dei Bagni Vecchi di Bormio, è nato quello che oggi, Caracalla docet, è un vero e proprio impero termale.

«È un dato di fatto che quel primo intervento ha ribaltato la nostra percezione dei Bagni Vecchi. E, seguendo questa intuizione, abbiamo deciso di sfruttare il fascino del luogo, la sua essenza evocativa in chiave estetica, cominciando a convogliare ogni successivo intervento in un'ottica più edonistica. E già i primissimi riscontri dei frequentatori dei Bagni Vecchi ci diedero ragione: il percorso termale conquistava sempre più consensi, quello essenzialmente curativo, li perdeva. Così abbiamo cominciato ad applicare le logiche industriali a questa nuova avventura. Mio fratello ed io siamo andati in giro per il mondo, abbiamo visitato centinaia di centri termali, cercando di imparare dai più bravi. Non uno scherzo, mi creda. Facevo anche tre saune al giorno, fortuna che soffro di pressione alta. Detto questo se mi chiede da chi abbiamo imparato di più le rispondo dai tedeschi. Loro hanno una vera cultura del benessere: hanno costruito per primi percorsi termali prestando attenzione all'ambiente, ai suoni, alle luci. Con le sale relax tematiche e l'aroma terapia. Gli scandinavi danno invece importanza soprattutto alla sauna, mentre la cultura mediorientale pone in primo piano l'hammam che, di fatto, resta, prima di tutto, una pratica di purificazione».

Saune dopo saune, idromassaggi dopo idromassaggi. E relax a occhi aperti per guardarsi attorno e cercare di fare meglio di tutti. Così QC è diventata un brand da imitare.

«Intendiamoci, c'è da sempre da imparare ma oggi possiamo vantarci di essere copiati, perché offriamo il meglio. E i nuovi centri che ci accingiamo ad aprire a Chamonix, ai piedi del Monte Bianco, nel marzo del prossimo anno, e a New York, all'ombra della Statua della libertà lo dimostreranno. E nel frattempo stiamo pensando anche ad altre aperture in Veneto, Toscana, Liguria, Emilia-Romagna e sul lago di Como. Ma ognuno dei nostri centri, da Milano a Pré Saint Didier, a San Pellegrino, da Roma all'ultima arrivata Dolomiti, ha una personalità che deriva dalla location, importante anche per il geo-marketing. Perché noi facciamo centri grandi, quindi è importante sceglierli belli e raggiungibili».

Ma non è una scelta troppo nazional-popolare? «No direi di no, piuttosto una scelta trasversale che offre a tutti le stesse opportunità perché i prezzi sono accessibili e i pacchetti a portata di ogni tasca». Sta bene il geo-marketing e le location storiche e accessibili ma viene da chiedersi se il Ceo di QC alle terme riesca ad andarci ancora. «Sì, una o due volte alla settimana riesco ad andarci: una sauna, un massaggio e un bagnetto poi scappo ma il costume è nello zainetto che ho sempre con me. Detto questo mi piacerebbe continuare a dedicarmi più assiduamente alle altre mie passioni: jogging, bicicletta, escursioni in montagna e soprattutto la pesca alla mosca. Comunque alle terme ci porto anche moglie e la figlia maggiore di quattordici anni, mentre la più piccola, quella di due anni, scalpita per venirci, ma sono io che non voglio. È troppo presto per lei. Avrà modo di apprezzare più avanti i valori e le sensazioni tonificanti delle terme. E glielo dirò in latino: salus per aquam , come dicevano i nostri illustri predecessori».