Tra le signore è gara di griffe, tanto nero e il sindaco in verde

«PASSERELLA» Lady Stanca sceglie Valentino, la Moratti Armani. E c’è chi ha omaggiato la gitana di Bizet

«Mi hanno detto che bisognava vestirsi di nero, e mi sono adeguata». La signora Francesca Stanca, moglie dell’ad dell’Expo 2015, è una delle prime a entrare nel foyer della Scala insieme al marito. Indossa un «vecchio Valentino». Nero. Il colore che per tradizione non accompagna le prime, in questa prima della sobrietà a tante signore deve essere sembrata la scelta migliore. Per essere intonate con il clima serio della crisi. Molte delle mise sono disegnate da stilisti e couturier, come l’abito nero di Marina Berlusconi, che arriva insieme al marito Maurizio Vanadia, in Dolce&Gabbana e collier di brillanti «regalatomi molti anni fa mio padre». E il Gay Mattiolo nero del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Ma molti sono i tubini e gli abiti «riciclati», già indossati in altre occasioni e perfetti per il clima sobrio (hanno riciclato la signora Veronesi, moglie del professor Umberto, Marta Marzotto, Claudia Buccellati , la regista Andrée Ruth Shammah e molte altre).
In mezzo a tanto rigore che qualcuno definisce «funereo» e che per altri è semplicemente «l’ancora di salvataggio per essere eleganti», come sostiene lo stilista Lorenzo Riva che entra al braccio della signora Daniela Javarone (per cui ha disegnato un abito lungo e una stola), ci sono anche delle punte di colore. Il sindaco Letizia Moratti veste Armani e sceglie un abito lungo di un verde quasi Lega, molto elegante come la signora Gabriella Dompé, in «verde speranza e bolletta» griffato Lorenzo Riva. In rosso Curiel ricamato, invece la signora Mercedes Catania, che arriva con il marito Elio, presidente Atm, «in omaggio alla Spagna, la mia terra». Tocchi di rosso spuntano qua e là, in omaggio alla gitana di Bizet, e in contrasto con una delle leggi fondamentali della Scala, che alle prime vieta il rosso (ci si confonderebbe con il velluto delle poltrone): la giacca di Mugler di Claudia Buccellati, i guanti ricamati di Raffaella Curiel, che indossa un abito degradé nero, l’Armani rosso (al ginocchio) di Monica Finazzer Flory, moglie dell’assessore alla Cultura, le scarpe e la pochette della pr Laura Morino in nero Curiel e il fiore rosso fra i capelli sciolti di Chiara Iezzi. Lascia tutti spiazzati, come sempre, Valeria Marini, fasciata in un abito della sua linea Seduzioni Diamonds, rosso fuoco, «che è il colore della passione». Ma le ruba la scena Valentina Cortese, che ha scelto il viola, colore bandito a teatro. Le altre scelte di colore sono state davvero molto sobrie e poco azzardate, in linea con il clima della serata. Marta Marzotto, con il suo vecchio soprabito Tivioli, portato su un abito in velluto grigio perla, ballerine in plastica trasparenti con strass e uno strepitoso collier di teschi in finti diamanti «assemblato da me». In avorio Valentino fa il suo ingresso al braccio del marito John Elkan anche Lavinia Borromeo. E la signora Podestà al braccio del marito Guido, presidente della Provincia. In blu (Lorenzo Riva) invece la marchesa Marta Brivio Sforza, la moglie del Maestro Arnaldo Pomodoro, Silvia Terzi, moglie dell’assessore alle Attività Produttive e la signora Iris Ermolli. In rosa la first lady Clio Napolitano e l’ex moglie di Calderoli Sabina Negri, che tradisce la Lega scrivendo una pièce in difesa «del velo islamico».
Un’eleganza un po’ sottotono, insomma quella che sfila nel foyer di quest’anno. Molti personaggi - da Dan Brown a Domenico Dolce con Massimiliano, il nuovo fidanzato, ma senza Stefano Gabbana, che ha preferito la montagna - ma nessuna vera star. Persino i gioielli non sono tanto vistosi. Notevoli quelli di Daniela Javarone, in diamanti e baraiva, «che domani tornano nel caveau di Scavia», i brillanti di Laura Morino disegnati da Pederzani, il collier di Marina Berlusconi e gli orecchini di smeraldi e brillanti del sindaco. Ma, come dice Lina Sotis (che ha lo stesso abito dello scorso anno), «chi ha gioielli preziosi li tiene in cassetta, molti sono prestati, qualcuno falso».