Il signore lascia la caccia per la pesca

In un'ariosa villetta alla periferia di Parigi, Giustiniano Duchotel prepara con meticolosità la sua attrezzatura per la caccia, indossa il suo completo sportivo, sotto lo sguardo amorevole della moglie, divisa tra le premure coniugali e, forse, una punta d'ansia per le insidie della natura selvaggia. Ma quando si accorge che il consorte è in realtà dedito a ben altro tipo di caccia che non quella alla selvaggina, Leontina Duchotel lo ripaga con la stessa moneta, incoraggiando le avances del miglior amico di lui, Gustavo Moricet.
È il nodo dell'ingarbugliatissimo intreccio della pochade «Il signore va a caccia» di Georges Feydeau, in prima nazionale questa sera alle 21.15 in piazza S. Agostino a Verezzi, con Edoardo Sala, Debora Caprioglio e Rosario Coppolino nelle parti dei protagonisti. Regista e «guest star» d'eccezione è Mario Scaccia, impegnato nel ruolo en travesti di Madame Latour-du-Nord, tenutaria della casa di appuntamenti in cui le coppie di amanti si incrociano tra incursioni della polizia e intrusioni di vagabondi. «La grandezza di Feydeau è che, partendo da premesse naturalistiche, dal tipico salotto del teatro borghese di fine '800, scaraventa i suoi personaggi in situazioni di comicità estrema che culminano nell'assurdo, evidenziando i primi segni disgregatori della società - spiega Mario Scaccia. - Feydeau è un precursore di Ionesco, che porterà il teatro dell'assurdo a una dimensione completamente fantastica. Anni fa ho portato in scena in un'unica serata "Delirio a due" di Ionesco e "La purga di bebè" di Feydeau: il pubblico ha avvertito l'affinità tra i due testi ed è stato un successo». Tutto il teatro comico, dalle commedie di Plauto in poi, è improntato all'assurdo, ma «Feydeau è un maestro nel cadenzare i ritmi e i tempi della commedia, nel calibrare entrate e uscite, faccia a faccia di personaggi con cronometrica precisione. Le sue pièce sono congegni ad orologeria: come regista, ho preteso dagli attori e dallo scenografo un rispetto assoluto delle indicazioni sceniche che puntigliosamente l'autore dispensa nel testo».
«Il signore va a caccia» è stato uno dei cavalli di battaglia di Scaccia, che ha interpretato la parte di Giustiniano Duchotel la prima volta nel 1956 e poi nel 1974, con ben 130 repliche consecutive. "Duchotel è un personaggio simpaticissimo, un inguaribile bugiardo, perché la fandonia è l'arma con cui conquistare le gonnelle - commenta sorridendo Mario Scaccia. - Mentire gli viene così naturale che quasi non se ne rende conto e suscita l'ilarità degli altri. Ho abbandonato il ruolo per ragioni anagrafiche, riservandomi quello di Madame Latour non come trovata da avanspettacolo, ma per sottolineare ulteriormente l'assurdo del teatro di Feydeau: le parti sono interscambiabili tra uomini e donne. Ed è la prima volta che recito in un ruolo interamente femminile: nel '95 ho impersonato Agrippina in "Ecco Nerone", un monologo scritto per me da Carlo Terron per portare in scena la grande teatralità del personaggio di Nerone; ma ho interpretato le "tre anime" di Nerone, cioè la megalomania in Nerone stesso, la prostituzione in Agrippina e la sacralità in Seneca, con travestimenti in scena. Qui invece interpreto una donna tout court, una nobildonna decaduta a maitresse: contrasto che rendo con un trucco austero da Rita Levi Montalcini».
Nel finale si ricompongono equilibri e rapporti: ma sarà poi vero, visto che Duchotel si impegna a «non andare più a caccia! Da domani soltanto… pesca!»? Repliche fino a domenica e prossimo appuntamento il 31 luglio con «Il persecutore»: Charlie Parker rivive dalle pagine di Julio Cortazar, con Massimo Popolizio e Enrico Rava in scena.