Le Signore, vere regine del fare salotto

Roma e Milano, dimore storiche e nuovi luoghi di ritrovo dell’alta società: il tempo dell’élite tra cocktail e feste di beneficenza

«È stata la marchesa di Rambouillet ad inaugurare la vita di società in Francia e ad aver presieduto per oltre quarant'anni a Parigi, in rue Saint-Thomas du Louvre, il primo centro mondano del XVII secolo, fulcro di nobili conversazioni e dotti confronti che animavano la celebre Camera Azzurra del cosiddetto hôtel de Rambouillet». Così ci racconta Benedetta Craveri, autrice del libro La civiltà della conversazione, testo che ricostruisce la civiltà mondana francese tra l'inizio del Seicento e la Rivoluzione e svela abitudini e riti dei più influenti salotti dell'aristocrazia e dell'alta borghesia parigina, inconfutabili crogioli di convinti ideali di socievolezza.
«Per le signore dei salotti del XVII secolo - continua la Craveri - il luogo per eccellenza dove ricevere gli ospiti era la ruelle, lo spazio compreso tra il letto e il muro della loro camera. L'alcova diventava quindi un luogo virtuoso e si poneva al centro della scena mondana, perdendo ogni connotato di intimità e trasformandosi in assoluto simbolo di prestigio». Soltanto nel Settecento questo spazio della casa avrebbe riconquistato un posto centrale nell'immaginario erotico, dopo che madame de Rambouillet ne aveva, con successo, stravolto l'utilizzo. Tra la fine del Seicento e l'inizio del Novecento è tutto un fiorire di eccentriche figure femminili, anime di salotti in grado di influenzare atteggiamenti collettivi ed espressioni di correnti culturali, politiche e filosofiche. Le donne si affermano «come regine assolute e figure centrali della vita di società e di quella colta maniera di vivere e apparire, tipica di figure leggendarie» come la marchesa di Lambert in Francia o la contessa Maffei in Italia. «I salotti sono sempre stati un importantissimo punto di aggregazione», ritiene la poetessa Maria Luisa Spaziani, ammessa giovanissima da Maria Bellonci nella rosa degli Amici della Domenica, i votanti del premio Strega, nato nel 1947 proprio nel famoso salotto di Roma. «La Bellonci era una zarina, una donna senza grandi abbandoni, perfetta come padrona di casa. Riceveva in stanze molto piccole e gli ospiti si sparpagliavano ovunque per conversare. Letterati, filosofi, artisti, tenevano banco insieme a Mario Praz, Nicola Abbagnano, Norberto Bobbio e a suo marito Goffredo Bellonci, un vero gentiluomo. Il più polemico era Alberto Moravia, si arrabbiava spesso ma allegramente, non era un uomo di forti rancori». Culturalmente era un'epoca ricchissima, esisteva il piacere di confrontarsi, si dibatteva su tutto e si accendevano grandi discussioni. «A Milano, da Violetta Bisesti, si davano appuntamento i grandi editori e tutti gli intellettuali - continua la Spaziani -. Arrivavano Valentino Bompiani, Longanesi e Mondadori, spesso anche Umberto Eco. Quando erano di passaggio si affacciavano Salvatore Quasimodo ed Emilio Gadda e una sera ci raggiunse Jean-Paul Sartre. Si organizzava il premio San Babila con la presenza di scrittori e poeti come Soldati, Ungaretti e Zanzotto. Una sera ricordo che Montale, ironico, si appuntava scherzosamente le continue gaffe di una sprovveduta ospite. Era una casa assolutamente pazza, senza porte, disegnata, si raccontava, da Gio Ponti in una notte di ubriachezza. Si tirava tardi e spesso si faceva mattina, come nel salotto di Maria Luisa Astaldi, fondatrice della rivista Ulisse. Nella villa in via Porpora, vicino al giardino zoologico di Roma, arrivava chiunque: da Calvino a Guttuso, da Strehler a Katharine Hepburn. Le rare volte che passava da Roma faceva capolino De Pisis. Indimenticabili le piccole zuffe tra Gassman e Visconti. Intanto si formavano nuove e chiacchierate coppie come Italo Calvino e la bellissima Elsa de Giorgi, Indro Montanelli e Colette Rosselli». Anni affascinanti, irripetibili, che vedevano nascere numerosi salotti sempre creati rigorosamente da nuove muse.
«Non considero il salotto come un rendez-vous, un appuntamento prefissato» ci racconta Irina Strozzi Guicciardini, nobildonna di Firenze che, complici le origini russe, descrive il luogo dove ricevere gli ospiti come «un ambiente dove il Samovar deve rimanere sempre acceso come evidente simbolo della casa aperta». Una casa, la sua di Firenze, dove Francesco Guicciardini apriva le porte a Niccolò Machiavelli e dove la principessa, negli anni, sempre nel rispetto dell'arte, ha accolto i più grandi talenti del mondo musicale e della danza come Uto Ughi e Zubin Mehta, Mikhail Baryshnikov e Rudolf Nureyev. Teoria, quella della casa aperta, condivisa da una regina indiscussa del ricevere sfaccettato e informale come Marta Marzotto, che negli anni Settanta ha fatto dell'attico bohémien sospeso tra piazza di Spagna e i tetti di Roma, un salotto leggendario. «Una casa che mi assomigliava. Quella che ho amato di più. Aveva uno charme incredibile - ci racconta Marta Marzotto -. Lì passavano tutti, a ogni ora del giorno e a volte anche della notte. Arrivavano senza preavviso. Un miscuglio di intellettuali e nobili, gente di cinema e di spettacolo. Le porte erano aperte a chiunque esibisse personalità e appetito di vivere, più che un salotto era un porto di mare. Eravamo giovani, simpatici, c'erano i soldi e la cucina era ottima. Mio cognato Pietro era il re dei risotti ma la cuoca ufficiale ero io, specializzata in piatti poveri. Baccalà mantecato, rognoncini con riso al salto, polenta con spuntature di maiale. Tra gli ospiti Sciascia e Pasolini, Valerio Zurlini e Irvin Show, Ira Fürstenberg e Federico Fellini. Mi è sempre piaciuto il gioco sottile che si creava tra personaggi di mondi diversi. Stavamo ore a parlare di qualsiasi argomento e gli ospiti si sedevano a mangiare sui gradini delle scale, sui bordi del camino, sul mio letto. Oggi, nella casa vicino a via Condotti, organizzo serate culturali per raccogliere fondi a favore della fibrosi cistica».
Refoli di arte e cultura sono una realtà internazionale nel cuore di Torino, nella zona della Crocetta dove, tra opere di Damien Hirst, Tony Cragg, Anish Kapoor e Maurizio Cattelan, riceve i suoi ospiti Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente dell'omonima fondazione. Nella villa dei primi del Novecento, in un salone minimale dalle pareti bianche con antichi stucchi dorati sul soffitto, si danno appuntamento artisti, collezionisti e i direttori dei più grandi musei del mondo come Nicholas Serata, della Tate Gallery di Londra, e Glenn Lowry, del Moma di New York. L'arte contemporanea è protagonista e tra le installazioni si incontrano l'architetto londinese lord Foster, il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi ed esponenti dell'universo economico come Mario Drago e Andrea Pininfarina. A Milano colpisce la grazia di Giulia Puri che nella sua elegante abitazione accoglie un mélange internazionale eterogeneo in veste di erede naturale della famosa Giulia Maria Crespi, padrona dello storico salotto meneghino. Nel terzo millennio alcuni tra questi luoghi d'aggregazione elitaria, in particolare a Roma, sono considerati autentici centri di potere dove si determinano nuovi accordi finanziari, si modificano alleanze politiche e si concludono delicatissimi affari. Il più esclusivo appartiene a Maria Angiolillo, quello dove tutti vorrebbero essere invitati, a due passi dalla scalinata di Trinità dei Monti, a Roma, dove l'Italia che conta si riunisce sotto l'egida della padrona di casa che rispetta perfettamente la tradizione che inquadra le donne come uniche registe, animatrici e assolute artefici dei più importanti salotti della storia.