Il «signorsì» degli alpini all’ufficiale gentildonna

«Signorsì» in Italia non si dice più soltanto agli uomini. Gli ufficiali gentildonna non sono più un caso, una rarità che fa notizia. Quando a ottobre il tenente Katia Franz ha assunto il comando della 264ª compagnia controcarro del Nono Reggimento Alpini, i giornali hanno scritto: «È caduto l’ultimo tabù». Ma pochi giorni fa, il tenente Valentina Balassone è diventata comandante della 47ª Compagnia «L’Audace», battaglione Alpini «Morbegno». Nel 2006 era a Kabul con il nostro contingente. Due donne alla guida nel giro di pochi giorni, cappello alpino con la penna nera ben in vista, due stellette sulle spalline: dal caso si passa così alla tendenza, anche se ancora molto piccola.
Le donne sono entrate per la prima volta nell’esercito dieci anni fa. Oggi sono 6.200, il sei per cento dei militari. L’età media è inferiore ai trent’anni. Anche per questo molte ragazze non hanno ancora raggiunto i gradi più alti. Qualche mese fa, inoltre, le storiche scuole militari, il Teulié a Milano, il Morosini a Venezia, il Giulio Douhet a Firenze, la Nunziatella a Napoli hanno aperto i propri corsi anche alle giovani che vogliono indossare la divisa.
Katia Franz è entrata all’Accademia militare di Modena nel 2000, assieme alle prime ventidue ufficiali donna dell’esercito italiano. È stata in Afghanistan e poi in Kosovo. Oggi, all’Aquila, sotto il suo comando ci sono quasi cento militari, molti impegnati in questi giorni nelle strade delle città italiane. «Quando sono entrata in Accademia sapevo già che avrei fatto questa carriera. Arrivare al comando è stato quindi un percorso graduale», ha raccontato al Giornale. Per il tenete Franz, le ufficiali nell’esercito incontrano le stesse difficoltà delle manager d’azienda, che devono prendere grandi decisioni ogni giorno. Katia ha 29 anni e non viene da una famiglia con tradizioni militari. Ha scelto di indossare la divisa e ha scelto gli alpini quando era ancora una bambina: «Vengo da un piccolo paese del Friuli, dove gli alpini facevano tutto, erano sempre presenti, anche nei momenti di festa».
Le donne nell’esercito assumono dunque nuovi ruoli di comando. «È inevitabile - dice Carlo Jean, generale degli alpini in pensione ed esperto di strategia militare. Inevitabile e scioccante - spiega - per uno di una certa età come me che non ha visto le donne nell’esercito». Se la tendenza rosa tra le fila dei soldati «farà benissimo» al mondo militare, per il generale la questione è più strategica e politica. Carlo Jean ricorda infatti il rapimento di una marine americana in Irak, nel 2000. Il ferimento e sequestro di Jessica Lynch aveva suscitato forti emozioni nell’opinione pubblica degli Stati Uniti. Era stata liberata grazie a un’operazione delle forze speciali. «Se una nostra soldatessa impegnata all’estero dovesse rimanere ferita, uccisa o prigioniera lo choc sul pubblico italiano sarebbe sicuramente molto alto». E a settembre a Kabul Pamela Rendina, alpino, è stata la prima donna soldato italiana a essere ferita (in modo lieve) in azione.