Sikkim, una faccenda che puzza di mistero

GANGTOK, 1 febbraio 2079. Conducono tutte a un piccolo lago artificiale nei pressi di Gangkot, la capitale del Sikkim, le tracce olfattive che da qualche mese vengono avvertite dalla popolazione del piccolo governatorato del Secondo Impero. Ma gli esperti che hanno studiato il mistero non si pronunciano sulla loro origine.
L’ipotesi più accreditata, che tuttavia non proviene dai naturalisti «ufficiali» ma da Key Yrottip, la nota cacciatrice di yeti nani, mette in relazione gli odori con le «orme» di uno strano animale. Secondo la Yrottip il fondo del laghetto ospiterebbe le tane della rana purpurea, detta dalla gente del posto «succhiagatti» perché ghiotta delle carcasse di felini e cani sacrificati dai fedeli in pellegrinaggio verso i templi. «La rana “succhiagatti” - ha detto l’intrepida Key - può anche raggiungere il metro di lunghezza e i sette chilogrammi di peso. Ma soprattutto è dotata di una ghiandola sotto la lingua che emette un liquido nauseabondo per gli umani. Queste rane giganti, infatti, sono pressoché cieche, e senza lasciare sul terreno una traccia olfattiva non riuscirebbero mai a tornare nelle tane».
Che sia o no causato dalle rane, l’afrore sta tormentando i poveri sikkimesi. «Prosciughiamo quel maledetto lago», titolava ieri mattina Gangkot Today. Pare che le autorità ci stiano seriamente pensando.