SILENZI ASSORDANTI E PAROLE CIECHE

Ribadisco: da queste colonne, la solidarietà a monsignor Bagnasco, il nostro «don Angelo», non solo la diamo, ma la urliamo. Noi siamo con lui. Con il suo diritto a dire quello che dice e con la forza con cui lo dice. Fra l’altro, personalmente, sono anche con ciò che dice. Ma la mia posizione sarebbe la stessa, anche se la pensassi all’opposto sui Dico, sull’uomo e sulla vita. E sarebbe la stessa anche se non avessi il dono della fede.
Il problema è che la solidarietà al nostro vescovo, che dovrebbe essere scontata in qualsiasi consesso e contesto civile, a Genova non è così scontata. Parole forti e chiare sulle scritte su carta intestata delle istituzioni, in alcuni casi sembrano un miraggio. E ricordiamo che il Consiglio comunale di Genova si è addirittura rifiutato di votare una mozione di solidarietà a Bagnasco per l’opposizione dei rappresentanti comunisti di tutte le osservanze. Oggi, ci si riprova. Speriamo bene.
Ma, a mio parere, è anche il mondo giornalistico che deve dare una scossa. In questi giorni si sono visti e letti reportage sulla diffusione dell’ateismo («che coinvolge addirittura centro persone») e sulle manifestazioni iconoclaste a cui hanno partecipato una decina di militanti, che sembravano spot a favore di tali manifestazioni. Ma questa gente è mai stata a messa in questi giorni? Ha mai parlato con le decine di migliaia di fedeli che affollavano le chiese? Ha mai sentito la forza che hanno? E, soprattutto, è un modo di fare informazione questo?
Poi, c’è un altro fenomeno. Su La Repubblica-Il Lavoro - che pure può contare su un ottimo caporedattore che in qualche articolo è in odore di misticismo come Franco Manzitti, la cui penna in alcuni articoli religiosi e anche politici profuma d’incenso - sono apparsi una serie di articoli, come dire, curiosi. Vittorio Coletti ha scritto «Caro arcivescovo rinunci alla scorta», gratificato dalla redazione di un’occhiellino che annunciava questo articolo sotto la dizione «le idee». Enzo Costa, il giorno dopo, gli ha dato manforte, stigmatizzando in anticipo chi non fosse d’accordo con Coletti. E in un’intervista il candidato alle primarie della sinistra comunista alleata con Marta Vicenzi Edoardo Sanguineti ha spiegato: «Penso che chi ha fatto la scritta sul portone della cattedrale non possa essere che un cattolico sdegnato, e ce ne sono tanti. E penso che l’arcivescovo abbia fatto un errore accetando di essere scortato».
È un duro Lavoro, ma qualcuno deve pur farlo.