Il silenzio assordante di certe istituzioni

Il biglietto da visita «serio»

e tante battaglie vinte
Carissima Nucci, sono sicura che, adesso, stai veleggiando nel mare più tranquillo che tu abbia mai conosciuto: il mare che è riservato solo alle persone oneste, generose e costruttive.
Tu, di cose bellissime ne hai realizzate tante, sempre con la semplicità, la signorilità e l'entusiasmo che ti hanno reso unica: sei una fantastica madre ed hai mantenuto un fisico da ragazza, ti sei messa al servizio della tua gente, e, da Assessore, hai lottato per fare conoscere la Liguria, ed il suo mare nel mondo, senza darti mai, nemmeno un «briciolo», di arie.
Seduta al fianco di Re, e di Capi di Governo, nella tua qualità di vice-Presidente della Federazione mondiale della vela, ti sei preoccupata solo di portare in Liguria le manifestazioni più importanti.
Ricordi quando mi mostrasti il tuo biglietto da visita da assessore? Subito dopo, me ne mostrasti un altro... Quello che tu chiamavi: «quello serio». Era il biglietto da visita della vice-Presidente!!! Quante risate, quel giorno, Nucci, e quanti progetti, abbiamo pensato insieme, per fare conoscere la nostra terra, prima con il Forum di Garrone, poi con la gestione G8... che finivano sempre con la frase: «chissà se ce li faranno fare?».
Quando ebbi il coraggio di denunciare alcune irregolarità negli appalti per il G8, e fui (incredibilmente) attaccata, forse perché, come Giovanni, avevo osato disturbare l'operato di qualcuno, tu mi chiamasti subito. Mi bastò una tua frase: «Susy, io ci sono». Adesso, cara Nucci, lascia che io dica a Giovanni, ed ai tuoi figli, che non ho avuto la fortuna di conoscere, la stessa frase: «io ci sono».
Ci rivedremo, se Dio vorrà, nello stesso mare, un bacio.

La sfida dei garantisti

per uscire da un incubo
Caro Massimiliano, ieri, il Giornale ha ricordato a noi lettori, la «Giustizia di Tonino», oggi leggo, con grande amarezza, la lettera dei figli della signora Nucci.
Ogni giorno la giustizia uccide quasi quanto la strada, qualche tempo fa ti ho scritto: «Viviamo come in guerra, ma siamo disarmati». Lo ribadisco oggi.
La politica, che dovrebbe risolvere i problemi delle comunità, oggi si occupa soltanto di nomine e strategie, e chi non ha il pelo sullo stomaco, prima o poi viene «fatto fuori».
Ho virgolettato il concetto, ma nella mia breve esperienza politica (durata dieci anni) non nascondo che, qualche volta, ho davvero avuto paura: certi schemi non vanno toccati.
La signora Novi forse si è volutamente addormentata, perché le sue forze non le permettevano di combattere, è allora compito di noi garantisti combattere oggi anche per questa famiglia, affinché quest’incubo finisca al più presto.
Brunella Maietta
La storia incredibile

e le lacrime di tanti
Caro Massimiliano, è con grande partecipazione umana ed emotiva che mi sento di sposare le considerazioni del tuo editoriale «Quando piange un giornalista». Non conosco personalmente i figli di Nucci Novi, ma capisco la loro incredibile storia.
Con sincera partecipazione.
Gian Luca Fois